Fare giornalismo oggi

Cari lettori della rete.
Mi piace, come primo mio intervento nel sito che nasce oggi, compiere un gesto cui, per il mio modo di intendere la professione giornalistica, non voglio rinunciare.

L’otto luglio scorso, sotto il titolo “Proviamo a rifare gli Italiani. E poi l’Italia”, scrivevo sul mio blog alcune considerazioni sulle responsabilità della professione giornalistica nelle condizioni in cui oggi versa non solo l’Italia.

Il testo era questo.

“In Gran Bretagna hanno arrestato Andy Coulson, il capo della comunicazione di James Cameron, dimessosi da quest’ultimo incarico. E (non si sa se fa ancor più scalpore) dopo quasi 140 anni, viene chiuso dall’editore un glorioso settimanale “News of the World”, (3milioni di copie), di cui Coulson era stato direttore.
Se pensate che:

Il settimanale si è reso protagonista in negativo per la scandalosa, disinvolta anzi criminale gestione di alcuni scoop.

Che l’editore è Rupert Murdoch.

Che costui ha fatto un’offerta d’acquisto per l’emittente satellitare BSKYB adesso in discussione al Parlamento inglese; ed esiste perciò anche il rischio per lui, seppure marginale, che le autorità britanniche revochino la licenza di trasmissione a BSkyB, se dalle indagini in corso risultasse che News Corp non sarebbe un proprietario o un co-proprietario «idoneo», con conseguente disinvestimento forzato da BSkyB.

E che il successore di Coulson alla guida del settimanale, la direttrice Rebekah Brooks, oggi è il braccio destro dello squalo…

…ce ne è abbastanza per pensare (e dire) che il mitico “giornalismo all’inglese” è al capolinea.

Sintomi c’erano già stati ai tempi di Tony Blair, per la morte (omicidio o suicidio?) di un funzionario del ministero degli Esteri che aveva rivelato la bufala delle armi di distruzione di massa di Saddam che aveva agevolato la decisione del Presidente americano Bush di bombardare l’Irak, beh, si può ben dire che tanto tuonò da tempo che alla fine piovve!

E da noi?

Il gran maestro Bisignani conta molto nelle strategie comunicazionali di grandi aziende e grossi personaggi, con la diffusione di classici ‘bocconi giornalisticamente avvelenati’.

L’agente Betulla (Renato Farina), de ‘il Giornale’, radiato dall’ordine perché il mestiere di giornalista l’aveva messo al servizio dei servizi, è stato eletto in Parlamento.

Da oggi lavora per la TV della CEI Sat2000 Dino Boffo, direttore di Avvenire e vittima del killeraggio di Vittorio Feltri dalle colonne de il Giornale  per via delle critiche espresse da Boffo a Berlusconi all’epoca dello scandalo D’Addario, le differenze sono palpabili.

L’arma della pubblicità con cui i pagano gli stipendi di giornalisti, è diventata un’arma ricattatoria. Non da oggi. Ma oggi più che mai.

I sistema è al capolinea anche da noi, in Italia.

Si è capito alle ultime elezioni e referendum, quando ha fatto più “la Sora Cesira” che sei reti Tv, o l’esercito dei giornali di carta.
Più youtube, che gli ascolti.

Perché ciò che balza evidente, di fronte al totale vuoto che c’è alle spalle dell’attuale maggioranza dopo 17 anni di galleggiamento del centrodestra, come stampa e TV abbiano dato a questa maggioranza una consistenza nei fatti più che nei numeri, che non ha mai avuto.
La neppure tentata rivoluzione liberale del centro destra a guida berlusconiana promessa 17 anni fa, ha avuto nella disinformazione il pilastro del suo sostentamento.

Una platea di disposti all’imbonimento ha votato (e rivotato) uno schieramento che al di là delle promesse mai mantenute, ha sempre messo al primo posto dell’agenda politica le leggi ad personam per Silvio Berlusconi. Penali prima, fiscali poi, civili infine.
Non i nodi irrisolti della nostra società.

L’uscita (senza ritorno, a quanto pare) di Santoro dalla Rai, con l’astensione del presidente di garanzia di Paolo Garimberti.
L’esodo di Saviano altrove.

Le convulsioni de la 7 di Enrico Mentana.

Il dilagare dei conflitti di interesse.

Il crollo di incassi e pubblicità dei quotidiani tradizionali, tutti in mano a gruppi industriali, che vanno ad applaudire un presidente del consiglio che gli sta segando gli asset editoriali dicendo “Non fate pubblicità sui giornali che parlano male di me” o “Non comprate i giornali che parlano male di me”, la dice lunga sullo stato comatoso della modernità in Italia.

Il paese Italia è affannosamente alla ricerca di una propria identità, schiacciato com’è da un debito pubblico record, dalle incertezze di governo che fanno temere per l’approvazione di una finanziaria insufficiente ma bastevole per abbassare il rating da parte delle agenzie specializzate e dalla vicinanza della Grecia.

Esattamente come il sistema informazione. Solo che per cambiare identità al sistema giornalistico-informativo del nostro paese, sarà meglio che prima ne trovi una il paese. Altrimenti giriamo a vuoto. Esattamente come è avvenuto negli ultimi vent’anni almeno.

Fatta l’Italia (a proposito:150 anni fa), bisognava fare gli Italiani.

Visto che non ci si è riusciti, conviene tentare il contrario: rifare gli Italiani, altrimenti il sistema Italia non sarà mai rifatto.”.

 

In questo contesto ho fatto riferimento anche al deputato Renato Farina.

Per un antico costume personale, per cui in viaggio o in vacanza non leggo giornali e non vedo telegiornali, non ero a conoscenza che proprio il primo luglio la cassazione aveva revocato la radiazione del sen. Farina.
Sette giorni prima che scrivessi quel pezzo.
Quattro anni dopo la radiazione (confermata in appello).
Naturalmente, da laureato in giurisprudenza ma anche da cittadino normale, so bene che ‘ignorantia non excusat’.
E che la citazione della sentenza della Cassazione non cambia il senso del mio discorso.

Ma ho sempre ritenuto delicata la mia professione. E la completezza dell’informazione un pilastro della corretta informazione.

Mi piace colmare questa lacuna proprio oggi, inaugurando il mio sito, riportando testualmente il take dell’agenzia ANSA  che riportava la notizia della revoca della radiazione dall’albo dei giornalisti dell’onorevole Renato Farina a me sfuggita.

“Annullata, dalla Cassazione, la radiazione dall’Ordine dei giornalisti dell’ex vicedirettore di Libero, e collaboratore del SISMI dietro compenso, Renato Farina, ora deputato del PDL.

Farina si era dimesso volontariamente dall’albo dei giornalisti il primo marzo del 2007, quando era venuto a galla che era ‘l’agente Betulla’, e la cancellazione della sua iscrizione – ad avviso dei supremi giudici – ha comportato ‘l radicale venire meno del potere disciplinare da parte dell’organo dei giornalisti per effetto di un ‘evidente vuoto normativo’. La Procura della Suprema Corte, invece, rappresentata da Maurizio Velardi, aveva chiesto la conferma del provvedimento espulsivo.
In particolare, la Cassazione, con la sentenza 14407 della terza sezione civile, depositata ieri, ha osservato che, diversamente da quanto avviene per altri ordini professionali, come quello degli avvocati, non vieta ad un iscritto di dimettersi ‘in pendenza di un procedimento disciplinare’.
‘Tale evidente vuoto normativo – ha rilevato la Cassazione – non può peraltro condurre ad una diversa interpretazione della normativa, tenuto conto delle caratteristiche del potere disciplinare che, seppure ispirato a prevalenti interessi pubblicistici, è comunque, per sua natura, esercitabile solo nel presupposto della irrogazione della sanzione disciplinare’.

ANSA – 1/07/2011

Per non aver citato questo take dell’ANSA, il deputato Renato Farina mi ha preannunciato una causa per diffamazione.

Sarete puntualmente informati sugli sviluppi della vicenda.

GIANCARLO SANTALMASSI

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3 Commenti a Fare giornalismo oggi

  1. Sabino 20 Settembre 2011 at 12:39 #

    Caro, carissimo Giancarlo,
    sono davvero felice che tu sia tornato!
    Non ci crederai ma ti ho pensato continuamente da quando sei andato via da radio 24, speravo (e spero tutt’ora) che potessi trovare un posto dove esercitare di nuovo la tua professione.
    Tralascio la pappardella dei complimenti (strameritati e stradovuti), pero’ volevo almeno dirti che da te ho imparato molto e te ne sono grato.
    Per il momento la tua eredita’ migliore e’ il mio amore per la radio e il mio totale abbandono della televisione (non ho nemmeno fatto mettere l’antenna sul tetto!),
    Purtroppo devo dire che, senza la tua presenza, anche la radio e’ diventata difficile da ascoltare, oramai mi piace quasi solo Alessandro Milan, ma soprattutto mi manca lo spirito di servizio e l’onesta’ intellettuale della radio da te condotta.
    P.S. non ti arrabbiare se ti do del “tu” (come Cruciani…) Il “tu” non e’ una mancanza di rispetto ma, anzi, un segno di apprezzamento e di vicinanza, conosco bene la tua intelligenza, sono certo che capisci e condividi.
    Davvero sinceramente auguri, bentornato e buon lavoro.
    Sabino

  2. Ilaria V. 20 Settembre 2011 at 16:58 #

    @Sabino
    A Cruciani si dovrebbe volentieri dare del lei; così, per marcare la distanza…
    Vi lascio una delle tante perle degli ascoltatori (ne ho archiviate anche di più belle). Questa è del 26 agosto scorso.
    http://youtu.be/59LFIsHaH_w

  3. PaoloVE 21 Settembre 2011 at 09:15 #

    Buongiorno ed in bocca la lupo per la nuova avventura.

    PaoloVE

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