Quelli che sapevano

La rivoluzione in Egitto ha colto di sorpresa tutti, soprattutto governi e diplomazie, nonché i servizi segreti. Tutti soggetti che parlano con chi sa, e chi sa tende a vedere soprattutto il vecchio e a immaginare meno il nuovo.

Ma da anni, in Medio Oriente, arabo e non, si accumulano fattori rivoluzionari inarrestabili.
E’ una società di giovani, anzi di ragazzi. Sono molto più istruiti di nonni e genitori, in un paio di generazioni si è passati dall’analfabetismo alla laurea, e senza sbocchi adeguati. Lo stesso anzi di più per le ragazze, che vivono una condizione inimmaginabile solo trent’anni fa.

Inoltre, da circa vent’anni, il Medio oriente è scosso da onde: le TV satellitari hanno diffuso modelli e informazioni prima impensabili e su questo da pochi anni è piombata internet, nelle sue varie declinazioni.

Una massa di energia che governi immobili hanno cercato soprattutto di ignorare, più che incanalare, anche perché per incanalare ci vuole un minimo di progetto. Il potere confidava inP varie forme di repressione, non solo di polizia ma soprattutto sociale, e in appoggi esterni.

Ma qualcuno sapeva e registrava.
Un’agenzia dell’ONU, la UN Development Program pubblicava gli Arab Human Development Reports, i cui titoli erano già rivoluzionari. Nel 2002 il primo, Creating opportunities for future generations, l’anno dopo Building a Knowledge Society, e poi Towards Freedom in the Arab World (2004) e Towards the Rise of Women in the Arab World (2005).

Oscuri studi? niente affatto, un dato per tutti: già il primo rapporto del 2002 venne scaricato da un milione di utenti arabi. Se i governi, locali e stranieri, li consideravano graziosi documenti, gli interessati li leggevano e li discutevano, peggio li assimilavano, anzi ne davano i contenuti per scontati.
Nel 2009, dopo una lunga pausa, è uscito Challenges to human security in the Arab countries,   ovvero un esame dei rapporti tra individuo e stato. E pochi mesi fa un ritratto in anteprima della folla di Tahrir Square: Youth in Egypt – building our future.

Se governi e servizi segreti avessero scaricato i rapporti avrebbero forse capito che la discussione sulla successione in famiglia di Mubarak non teneva conto di una marea di giovani. Concetto che invece pare chiaro alla Fratellanza Islamica. Sono pochi e minoritari, hanno finora avuto un ruolo soprattutto ingigantito dalle paure altrui, ma conoscono bene la piazza giovane e non vogliono perdere il contatto con loro. Una politica prudente che va apprezzata.

Per chi volesse saperne di più:
http://hdr.undp.org/xmlsearch/reportSearch?y=*&c;=r%3AArab+States&t;=*⟨=en&k;=&orderby;=year

Contributo di Maria Grazia Enardu – docente di Storia di Israele Moderno, Facoltà Scienze Politiche – Firenze

Che ringrazio

Un commento a Quelli che sapevano

  1. Tracca 7 Febbraio 2011 at 08:31 #

    Ricordo gli splendidi contributi della dottoressa Enardu durante "Jefferson Ming", trasmissione che sinceramente mi manca moltissimo. Non ho più sentito parlare di politica internazionale in maniera così intelligente e godibile come dal buon Pistolini. Un altro motivo per restarle grato, caro Santalmassi.

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