Da non perdere

Questa volta un libro: ‘Morte e Resurrezione dei Giornali – Chi li uccide, chi li salverà’. Di Enrico Pedemonte, editore Garzanti. €14,60.

Tra le mille riflessioni che suggerisce, ho scelto questa che ci riguarda molto da vicino.

E’ un Requiem per i giornali…..almeno per come li conosciamo. Internet ha prodotto un risultato certo: aumentano i lettori di news e diminuiscono gli introiti (in copie vendute e conseguentemente in pubblicità’) dei giornali. In tutto il mondo (essendo Internet il vero fenomeno globale) e’ così. Logico che tutti i paesi avanzati si stiano ponendo il problema del consenso informato, essenza della democrazia: cioè come far sopravvivere il giornalismo d’inchiesta, di qualità, da ‘watchdog’, cane da guardia del potere. L’unico in grado di distinguere le bugie e le promesse elettorali dai reali risultati ottenuti, l’opacità dalla trasparenza. E di far conseguentemente votare il cittadino in base alla reale conoscenza della corrispondenza della politica a concreti interessi suoi o del paese.
Ecco a cosa sta pensando chi ha un po’ di sguardo lungo. Con forti sorprese: dalla necessità di un intervento dello stato, al recupero di ruolo della cosiddetta società civile, invitata, o meglio spinta a prendere in mano direttamente gli strumenti della propria libertà.
Negli Stati Uniti stanno studiando. La Columbia School of Journalism un anno fa ha pubblicato un rapporto (fantastico il titolo: ‘The Reconstruction of American Journalism’) con una ricetta molto articolata per contrastare il tracollo del giornalismo americano. Che va dalla trasformazione delle società editoriali in società no-profit (con fiscalità di favore per incoraggiare le donazioni) all’aumento dei fondi dello stato per radio e tv pubblica, purché aumentino la copertura delle notizie locali; dalle università che dovrebbero inserire nella loro missione educativa nuovi progetti per diventare fonti primarie di news e dall’obbligo per le amministrazione pubbliche di aumenta la trasparenza, alla raccomandazione alla Federal Communications Commission di creare un fondo nazionale per l’informazione locale. Sino alla costituzione di un Citizenship News Voucher, un vero e proprio ‘buono ai cittadini per l’informazione”, ovvero 200 dollari dello stato da dare a ogni americano da donare a una testata a sua scelta, purché no-profit.

In Gran Bretagna, il governo un anno fa ha pubblicato un rapporto, ‘Digital Britain’, in cui testualmente si dice che ‘il solo mercato non sarà in grado di garantire il pluralismo, ed esiste un pericolo immediato che larga parte del Regno Unito resti senza fonti di informazione professionalmente verificate’. Che propone Digital Britain? L’integrazione de modello commerciale con una varietà di modelli alternativi: proprietà locali, media comunitari, organizzazioni no-profit, consorzi locali che coinvolgano direttamente quotidiani e agenzie di stampa, giornali coinvolti nella gestione di TV locali con il sostegno di fondi pubblici. E, udite udite, un forte richiamo alla BBC a riconsiderarsi radicalmente per sopravvivere alla rivoluzione digitale, anteponendo la qualità all’audience, a smettere di spendere forti somme per diritti di avvenimenti sportivi, programmi per 20enni o intrattenimento popolare.

In Francia e Germania, si pensa a una tassa su Google: il ragionamento e’ che se in rete si viaggia soprattutto per leggere news (e qui torniamo all’inizio: più lettori, meno introiti), e’ bene ridistribuire parte dei profitti dei contenitori tra chi produce i contenuti.

E da noi? Posso dire il deserto, a meno che non si tratti di tutelare l’editoria di proprieta’ del Presidente del Consiglio. La Rai si sa che cloaca sia. Li’ il canone finanzia una azienda che e’ allergica (perché lo sono i suoi editori, i partiti) al concetto di servizio pubblico come produzione di quanto viene ritenuto irrinunciabile per la crescita culturale e politica del paese e che non può essere garantito dal libero mercato (la notizia di oggi per Repubblica e’ che il DG della Rai Masi ha personalmente firmato – rifiutandosi l’ufficio preposto di farlo per l’esosità del compenso – il contratto per Rasa Kulyte, detta Giada, ex miss Lituania, ingaggiata per ‘il lotto alle otto’, ospite alle feste di Silvio Berlusconi sia ad Arcore che a palazzo Grazioli: insomma paghiamo noi). Ma il sistema e’ diventato marcio, se anche le tasse vanno in parte nelle casse di alcuni giornali anche in questo caso secondo regole decise e gestite dal mondo della politica.
Soprattutto c’e’ una allergia diffusa per il giornalismo indipendente. Per tutto ciò che e’ indipendente: basti pensare ai famigli di cui sono imbottite non solo le direzioni delle testate, ma le stesse Autorità di garanzia (soprattutto quella delle comunicazioni, che sorveglia il settore dell’informazione). Del resto e’ di ieri la notizia che Antonio Baldassarre e’ stato rinviato a giudizio per aggiotaggio nella vicenda dell’Alitalia. Si presento’ come esponente di una cordata che intendeva acquistare la compagnia di bandiera che falli’ (la cordata) poco dopo. In attesa dell’esito del giudizio, si deve ricordare comunque che Baldassarre e’ stato Presidente della Corte Costituzionale, cioè la massima Autorità di garanzia per i cittadini di questo paese. Ecco la caratura della nostra classe dirigente.

Un ultimo ricordo personale che misura la distanza politico-culturale tra noi e gli altri (a proposito della BBC invitata a non spendere in sport): nel 1996 una parlamentare europea italiana di sinistra (Luciana Castellina, mi pare, ma potrei sbagliare) invito’ la Rai, che aveva perso i diritti del campionato di calcio, a spendere di più per conservare la diretta della serie A. ‘…il diritto al divertimento e’ un diritto del cittadino’ disse. In un momento in cui il canone, cioè il denaro pubblico, andava a finanziare altro malcostume: società, come quelle calcistiche, che facevano carte false per avere un giocatore e pagargli lauti ingaggi. False in tutti i sensi: bilanci, certificati di nascita, passaporti, antenati italiani. Tutto falso. ‘E io pago….’ diceva Toto’!

Un commento a Da non perdere

  1. Paolo Malpaga 8 Febbraio 2011 at 03:54 #

    Una fotografia!

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