Manlio Brusatin

Manlio Brusatin Manlio Brusatin nasce a Castelfranco Veneto nel marzo 1943, ed ebbe come baby-sitter che lo accompagnava con il carrozzino sotto le bombe Bartolomeo Sorge, il quale da quel momento ebbe la vocazione a farsi gesuita.

Nei primi anni fu chiamato Pierino, per quanto fosse bravo e obbediente al catechismo di cappellani terribili e a scuola da una maestra severissima come Tullia Pesce che arrivò lucidissima all’età di cento e dieci anni.

Finite le scuole elementari, dopo la morte del padre, fu accolto nel collegio dei gesuiti di Piacenza e qui gli capitò di fare il maestro di catechismo a Pierluigino Bersani di Bettola (PC). Finì il ginnasio dai gesuiti al collegio Leone XIII a Milano, sotto la protezione di padre Arcangelo Favaro da Castelfranco.

Continuò poi il liceo Giorgione a Castelfranco dove prese la maturità classica, senza infamia e senza lode, per aver costantemente partecipato ai quiz televisivi quali Campanile Sera sia per Castelfranco che per Marostica, quando la televisione aveva un unico canale e gli spettacoli con Mike Bongiorno ed Enzo Tortora erano seguiti da più di trenta milioni di italiani (fonte Aldo Grasso).

Essendo rimasto campione di Campanile Sera, con il ricavato in gettoni d’oro, ebbe modo di iscriversi alla facoltà di Architettura di Venezia, senza dover lavorare, laureandosi a pieni voti e lode con l’architetto Carlo Scarpa, con il quale lavorò qualche tempo come “disegnatore in bella copia”.

Cominciò l’attività di architetto lavorando per una clientela ricca, senza farsi un soldo, e facendo prima il borsista e poi il ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con Giuseppe Mazzariol, alla facoltà dei Beni Culturali che si esaurì per la morte precoce dello stesso Mazzariol, sindaco mancato di Venezia.

Fra gli anni sessanta-settanta si occupa del Settecento veneto e organizza e allestisce delle mostre di architettura con Aldo Rossi, partecipando anche alle lezioni di filosofia di Michel Foucault a Parigi. Si sposa è ha due figlie.

Scrive il libretto Storia dei colori, che fu tradotto in più lingue e resta dopo trent’anni un long-seller, ancora ristampato.

Il suo lavoro di ricerca si estende alla storia-critica delle arti con vari libri usciti dall’editore Einaudi: Storia delle linee e Storia delle immagini che costiuiscono una trilogia con la Storia del colori.

Collabora e allestisce mostre per la Biennale di Venezia in edizioni storiche come La presenza del passato, sul Postmodernismo (1980) e Identità e alterità,  in occasione del Centenario della Biennale (1895-1995).

Si occupa di restauro di edifici monumentali, come la rocca di Asolo, le mura e la torre Giorgione di Castelfranco, le mura di Treviso, con contribuiti pubblici e sponsor privati, che arrivano universalmente col contagocce.

L’ambiente Venezia, diventa per varie ragioni, affogante e per questo accetta di far parte come docente al primo corso di laurea in design al Politecnico di Milano, apertosi nel 2000.

Pubblica Arte dell’ Oblio un libro a cui fu troppo affezionato e che ebbe una rappresentazione teatrale dentro al castello di Noale, un certo successo scenico e un interesse per gli addetti ma fu un fallimento editoriale (dato il titolo probabilmente – e che già tradotto e stampato in tedesco Kunst des Vergessen fu buttato al macero).

Negli ultimi sei anni collabora alla fondazione del primo corso di laurea di Design in Sardegna presso la facoltà di Architettura di Alghero (Università di Sassari) che risulta negli ultimi tre anni la prima in Italia, fra le 21 facoltà di architettura (parametri Censis). Insegna come professore ordinario nella cosiddetta Università Turritana che è stata di Segni, Berlinguer, Cossiga … e Pisanu, e che festeggia nel 2012 i suoi 450 anni della sua fondazione come Collegio di Studi e Università dei Gesuiti, nel regno di Aragona. Un destino.

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