Il pret-a-porter del principe saudita – di Mariagrazia Enardu

Lo sceicco saudita Abdullah al-Mutlaq, che fa parte del consiglio degli Ulema anziani (esperti di diritto islamico), ha detto che il mantello che ricopre interamente le donne (abaya, quasi sempre con velo su viso) non è un requisito religioso. L’obbligo è di vestirsi modestamente e lo sceicco fa presente che il 90% delle donne mussulmane in giro per il mondo lo fa anche senza abaya.

Il consiglio è organo dello stato, i suoi componenti e pochi altri ulema sauditi sono gli unici autorizzati ad emettere fatwa, ordinanze religiose con effetto immediato. Incontrano regolarmente il re, e questo significa che al-Mutlaq ha appena incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman, deciso a introdurre ampie riforme. Semmai ci si chiede cosa pensino gli altri ulema ma se lo sceicco parla deve essere sicuro di poterlo fare o perlomeno di fiutare il vento giusto. Rimane il dettaglio che l’abaya è obbligatoria per legge, ma è anche vero che non si può cambiare la legge se non c’e l’assenso degli ulema, perlomeno di alcuni e significativi. Mohammed chiaramente crede di aver trovato il bandolo della matassa, ma ora aspetta reazioni per procedere – con la dovuta lentezza perché il regno non deve fare capriole di nessun genere. Si comincia da alcune cose, ragionevoli, e si può finire col mettere in discussione il potere della famiglia reale. Tra le varie riforme, e sono tutte di facciata, riguardanti le donne (permesso di guida, posti di lavoro), questa è particolarmente incisiva, anche perché spacca comunità e famiglie. Ci saranno innovatrici e tradizionaliste. Ma si gira attorno alla questione principale: le donne saudite sono sempre sotto tutela di un uomo, padre, marito, fratello, figlio. D’altra parte tutti i sauditi sono sotto tutela della casa regnante. Mohammed è un giocatore d’azzardo e a volte gli si augura buona fortuna.

2 Commenti a Il pret-a-porter del principe saudita – di Mariagrazia Enardu

  1. laura 12 febbraio 2018 at 20:10 #

    Da vecchia femminista augurerei alle donne saudite una rivoluzione; da vecchia-e-basta comprendo che non sia realistico (e anzi, controproducente) modificare in un anno ciò che ha un assetto stabile da secoli ed esercita un’influenza altrettanto cristallizzata, da altrettanti secoli, sulle menti non esattamente flessibili degli uomini, conferendo certezze alle quali non è agevole rinunciare.
    Le donne saudite dovranno essere – ancora una volta – più intelligenti e lungimiranti e attendere che anche questo capo sia doppiato.
    Dall’Occidente, faccio il tifo per loro.

  2. Bull 13 febbraio 2018 at 21:47 #

    L’inizio della fine per loro, stanno cercando di scimmiottare gli occidentali anzichè preservare la loro diversità. Incomprensibile.

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