Ritrovato uno dei rari libri della biblioteca più antica del mondo, quella dei Gerolamini di Napoli. Era a casa di Dell’Utri – di Antonio Cataldo

Un altro libro della Girolamini è tornato a casa. E non si tratta di un testo qualsiasi. Stiamo parlando dell’«Utopia» di Thomas More, un’edizione del 1518 stampata a Basilea e consegnata dall’ex direttore della biblioteca napoletana, Massimo De Caro, all’allora senatore Marcello Dell’Utri. Al momento entrambi sono detenuti. L’ex braccio destro di Berlusconi sconta in carcere la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, De Caro è invece ai domiciliari proprio per i furti commessi tra gli storici scaffali del convento di via Duomo.
Tra i due c’era un rapporto di amicizia che risaliva al 2001. In dieci anni l’ex libraio e mercante di libri antichi ha fornito molte chicche all’ex senatore, noto bibliofilo. «Dottore ho un baratto-ricatto da farle — diceva De Caro all’amico, in una telefonata intercettata il 12 febbraio 2012 — due prime edizioni di Vico, se le mancano, con due inviti a pranzo». Nella ricostruzione della Procura di Napoli, erano in totale 14 i libri ricevuti da Dell’Utri, che si è sempre difeso sostenendo di ignorarne la provenienza. E tutti erano già stati restituiti, ad eccezione di quest’ultimo volume, una copia della celebre opera dell’autore inglese.
Il libro era stato archiviato nella biblioteca di via del Senato, la raccolta libraria di proprietà di Dell’Utri, ma fino a qualche giorno fa era stato impossibile trovarne traccia. All’inizio collocato nella sezione dei testi storici, al sesto piano del palazzo dove un tempo l’ex manager di Publitalia viveva, era stato poi riposto in uno scatolone assieme ad altre centinaia di volumi. Ed è lì che i carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale di Roma, guidati dal tenente colonnello Candido, lo hanno scovato.
La biblioteca milanese contava ventimila testi, sequestrati su richiesta della Procura di Milano che indaga per appropriazione indebita e ricettazione. Soltanto lo scorso 15 dicembre, con la chiusura delle indagini, sono stati dissequestrati. Ad eccezione di circa quaranta volumi sui quali si continua ad indagare.

Ilcorriere.it

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