Pochi sanno quali e quanto lontane possano essere le cause dell’emigrazione altrove – di Giancarlo Santalmassi

In Senegal un milione e mezzo di persone vivono di pesca, negli ultimi dieci anni la quantità di pesce è diminuita dell’80% a causa dello sfruttamento dei mari e sempre più persone decidono di lottare per una vita migliore, lontano dal proprio paese, verso l’Europa, passando per Lampedusa.

Di chi è la colpa? Gran parte dell’economia del Senegal si regge sulla minuziosa filiera produttiva e di commercio interno del pesce. Un processo di passaggi organizzati che va dal pescatore al commerciante, passando per la figura cruciale del ‘mareyeur’, ossia il tramite tra chi lavora in mare e il rivenditore finale. Un processo che dà lavoro a gran parte della popolazione.

Che cosa succede quando questa risorsa viene messa in crisi dalle grandi multinazionali che pescano a livello industriale decimando la presenza del pesce nei mari? Chi deve monitorare queste attività? La denuncia di Mame Fotou Kaire, imprenditrice a capo del sistema matriarcale del commercio del pesce nella città di Saint Luis e di Ablay, Mareyeur di vecchia generazione.

Quando il sistema di sostentamento viene messo in crisi il passaggio successivo è l’emigrazione dal Senegal verso l’Europa, in cerca di condizioni migliori, come nel caso di Ibrahima, giovane mareyeur senegalese protagonista del documentario, che si trova di fronte all’esaurimento del pesce nell’oceano e alla tentazione dell’emigrazione.

Repubblica.it

2 Commenti a Pochi sanno quali e quanto lontane possano essere le cause dell’emigrazione altrove – di Giancarlo Santalmassi

  1. Bull 16 gennaio 2018 at 23:04 #

    Dai ragazzi, basta, davvero. c<ento anni fa si stava bene in Senegal? No, però la gente non emigrava in massa per venire in Europa. C'erano meno guerre? No, però la gente non emigrava in massa per venire in Europa. Io non so quali siano le motivazioni di questo esodo epocale, ma di certo non sono ne le guerre nè le multinazionali cattive che rubano il pesce.

  2. Andrea Dolci 17 gennaio 2018 at 22:17 #

    A completmento dell’informazione sarebbe anche il caso di aggiungere che il sovrasfruttamento è dovuto ad un governo corrotto che rilascia licenze di pesca a chiunque sia disposto a versare laute tangenti.
    Purtroppo finchè la stragrande maggioranza dei paesi africani avrà classi dirigenti incapaci e corrotte facco fatica ad immaginare un futuro diverso da fame e miseria.

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