L’unico risultato dei disordini in Iran? Ahmadinejad in galera – di Mariagrazia Enardu

E’ stato presidente della repubblica islamica per due mandati (2005-13) e prima ancora rivoluzionario (fu uno degli occupanti dell’ambasciata Usa a Teheran e mando a casasconfitto un certo Carterche per liberarla mando elicotteri da compattimenti spiaggiatisi in pieno deserto) e sindaco di Teheran. Non ha grandi titoli teologici, e questo in Iran è importante, ma si atteggiava a Che Guevara locale. Dopo settimane di disordini in qualche modo conclusi, è stato arrestato. Per consolarlo, gli diciamo che ogni rivoluzione divora i suoi figli, soprattutto quando il boccone va di traverso a più soggetti. Ahmadinejad è grande nemico dell’attuale presidente Rouhani, considerato un moderato nel panorama locale, e si voleva ripresentare nel 2020. Ma a parte che è un masaniello, il suo errore pare sia stato quello di lanciare più o meno velate accuse a chi conta davvero, i guardiani della rivoluzione, una sorta di holding militare, politica, finanziaria, la cupola di un sistema in cui lo stato è in affanno perché troppi se ne nutrono, comprese fondazioni religiose, militari (regolari) e per inciso gli aiuti agli amici esterni, da Hezbollah ai siriani di Assad agli yemeniti ribelli e via disborsando. Nelle manifestazioni, molti si erano lamentati di questa generosità che crea voragini nei bilanci, anche perché lagnarsi dei pasdaran è fortemente sconsigliato. Ahmadinejad lo ha fatto, e peraltro con varie circonvoluzioni, ma i guardiani hanno orecchie fini per chi attenta ai loro affari.

La buona/cattiva notizia è che la rivoluzione islamica è cominciata 39 anni fa, che in società giovane come l’Iran sono due generazioni. In cui, soldi e guerre a parte, il paese è cambiato davvero, in termini d’istruzione soprattutto femminile. Una rivoluzione culturale, voluta dagli stessi ayatollah che forse speravano di poterla incanalare sulla via dello sviluppo. Non è però chiaro come credevano di chiudere la stalla dopo che tutte le vitelle erano fuggite, con chador svolazzanti. Hanno forse sperato in un miracolo di status quo.

Ahmadinejad starà in galera, si sentirà un martire e gli farà bene, ma tutti gli ayatollah, dalla Guida suprema (anziana, prima o poi toccherà a qualcun altro) in giù sanno che il paese ha bisogno di futuro, sono troppo istruiti per accontentarsi di qualche favola. La prossima Guida suprema dovrà ringraziare i pasdaran per il loro prezioso ruolo ma anche fare presente che la pacchia non può durare all’infinito. L’Iran è un paese di enorme potenziale, lo sa e prima o poi farà un’altra rivoluzione, meno islamica.

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