Con Bolle e Meraviglie…eppur si muove – di Stefano Balassone

Al cinema non andiamo se non in via eccezionale e per lo più accompagnando il nipote fra gli Avengers vari. Sulla tv generalista, buttiamo l’occhio solo di passaggio, mentre cerchiamo la pagina delle serie di Sky o Netflix, e sempre col terrore di imbatterci in Scanzi, Travaglio o Don Matteo.
Per questo ci ha molto sorpreso questo inizio di 2018 in cui Rai 1 -anziché cavarsela come l’anno passato con un paio di filmi e fiction- prima con le danze di Bolle l’1 gennaio e poi con l’Angela delle Meraviglie il 4 gennaio, ci ha inchiodato fino alla fine delle due ore di programma, neanche fossimo tornati bambini, ai tempi del monopolio in bianco nero dove mangiavi quella minestra o rinunciavi alla tv.
Bolle ha rastrellato il 22% della platea e le Meraviglie d’Italia sono arrivate al 24%. Grosso modo con lo stesso numero di contatti (13 milioni, noi compresi) e con una durata di ascolto medio assai notevole per Bolle (36%) e addirittura strabiliante (46%, roba da Sanremo e Commissario Montalbano) per i patrii “siti UNESCO”.
La qualità più evidente, fin smaccata, di entrambi i programmi è parso lo sforzo di rinnovamento: nel caso di Bolle, scansando la reverenza per il classicismo e mirando al pubblico giovane e/o inesperto; nel caso delle Meraviglie d’Italia, scampando il bolso documentario e mettendo in campo linguaggi svariati (serratezza narrativa, buona colonna sonora, grafica, attori, esperti, droni volanti) grazie ai quali il programma è riuscito a determinare un di più di meraviglia rispetto a quella promessa dai luoghi mostrati. Di certo -buona notizia per l’industria del turismo- ci è venuta davvero voglia di andarcene a vedere o rivedere parecchi di quei luoghi. E di sicuro i cercatori del sacro Graal del Servizio Pubblico, cioè della cosiddetta tv di qualità, del modello BBC etc., si saranno in entrambi i casi sentiti rinfrancati.
Ma intanto faranno bene a tenere presente che la qualità è molteplice e non assoluta, come dimostra la netta differenza tra il pubblico di Bolle e quello di Angela. I successi del primo sono dovuti alle donne che gli hanno assicurato uno share del 25,5%, e cioè un 1% in più rispetto ad Angela. L’opposto è valso per gli uomini che, sarà l’invidia per quel fisico scultoreo, sono stati il 17% (otto punti in meno delle donne) per Bolle, mentre sono schizzati oltre il 23% per l’Italia vista con Angela. Inutile dire che i laureati sono andati in brodo di giuggiole per entrambi i programmi. Mentre le discriminanti più critiche si sono rivelate l’istruzione e la latitudine. Sorprendentemente i più restii fra gli istruiti sono stati non quelli con la sola licenza elementare (giovanissimi e anzianissimi), ma i titolari di sola licenza media inferiore, come a far sospettare che in questo step dell’apprendimento ci sia qualcosa di storto che ti impantana. Fra i territori, infine, il Sud si è tenuto a livelli di share inferiori al 20%. Una specifica tiepidezza per due “programmi bandiera” dell’arte e del bello italico, che fa rima con qualche più profonda separatezza storica, politica, economica e sociale, che una tv di qualità potrebbe/dovrebbe aiutarci a capire.

Left Wing

2 Commenti a Con Bolle e Meraviglie…eppur si muove – di Stefano Balassone

  1. laura 5 gennaio 2018 at 21:00 #

    Direttore,
    io non guardo la tv (né di Stato, né di altra provenienza) da oltre 10 anni, per cui questo articolo mi ha colpito per l’importante riverbero sociologico che implica.
    Siamo ridotti così male, in questo meraviglioso Paese negletto dai suoi cittadini, da dover provare a dimostrare le differenze tra i gruppi?

  2. Giancarlo Santalmassi 5 gennaio 2018 at 22:09 #

    Si Laura, siamo ridotti cosi’. E secondo me la discesa non e’ finita.
    Grazie del suo intervento
    Gcs

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