Bruto, Cassio, Steven – rivelazioni di Bannon su Trump – di Mariagrazia Enardu

Per pugnalare qualcuno, con soddisfazione generale, bisogna farlo in pubblico, anche la vittima a modo suo gode dell’audience.
Steven Bannon, stratega, consigliere, Faust di Donald Trump, lo ha fatto benissimo. In un libro dal titolo pirotecnico, Fire and Fury: Inside the White House, di un giornalista americano, Michael Wolff, poco amato ma di sicuro successo.
Bannon ha definito traditori e non patrioti gli uomini della cerchia più interna di Trump, il figlio Don Jr e il genero Jared Kushner, per via degli incontri alla Trump Tower nel 2016 con russi alla ricerca di materiale che infangasse Hillary Clinton. Wolff ha intervistato oltre 200 persone, e ha materiale per far discutere gli USA e il mondo. Sui motivi di Bannon, licenziato ma non troppo da Trump, che lo sente ancora per telefono, non c’è dubbio: vuole una sorta di apocalisse repubblicana, spazzar via il partito e rifondare tutto, soprattutto l’America. Se per questo deve buttare nel fuoco lo stesso Donald, pace, anzi furia.
Ma quel che rende il libro a modo suo prezioso, e ne abbiamo già alcuni esempi, sono le citazioni, i coperchi che solleva. E di alta fonte. Colpisce molto quel che Henry Kissinger, vecchio pirata che le ha viste tutte, ha detto della bolgia della Casa Bianca: è la guerra degli ebrei (genero Jared, figlia Ivanka) contro i non ebrei. Frase di pericolosità assoluta, qualunque sia il significato o il contesto. Bannon e gli altri danzano intorno alla pira, lui è disposto anche a farsene avvolgere perché, nella sua visione apocalittica, la fiamma è bella. Chi sopravviverà, dovrà rovistare tra le ceneri.

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