Che contorto il Giro d’Italia dell’anno prossimo – di Mariagrazia Enardu

Varie volte si è avuto un Giro partito dall’estero. Paesi vicini (Vaticano e San Marino compresi) ma anche Ulster. Nel 2018 il Giro comincerà da Gerusalemme ed è già partito malissimo. Perché la data, inizio maggio, è a ridosso del settantesimo anniversario dello stato, fondato il 14 maggio 1948. Seguendo il calendario ebraico, festeggeranno a fine aprile e, cerimonie a parte, l’evento più discusso sarà l’annuale Jerusalem Day, con marcia anche all’interno della Città Vecchia, dentro i quartieri arabi.

Di tutta la questione israelo-palestinese. Gerusalemme è il punto più caldo. Secondo il piano ONU del 1947, doveva essere enclave internazionale, fuori dai due stati ebraico e palestinese. Nel 1948 Israele dichiarò Gerusalemme (Ovest) capitale, una annessione che nessuno stato ha mai riconosciuto. Infatti, da allora e con poche e brevi eccezioni, le ambasciate stanno a Tel Aviv. Nel 1967 Israele occupò Gerusalemme Est, la ingrandì nei confini municipali e nel 1981 l’ha proclamata capitale unica e indivisibile. Anche questo, mai riconosciuto da alcuno.

Ora il Giro d’Italia, che partirà da Gerusalemme. Forte irritazione araba perché un evento sportivo sancisce una politica unilaterale e il comitato, pentito, corregge: Gerusalemme Ovest. Furia del governo di Israele, che minaccia di ritirare il suo contributo, il Guardian di Londra parla di 10 mln €. Nuova correzione, sparisce Ovest, e nuova arrabbiatura, stavolta palestinese.

Un pasticcio molto italiano. Gli organizzatori hanno mai pensato di consultare, in anticipo, il nostro ministero degli Esteri? Hanno solo pensato a un Giro molto originale e con ricco contributo? Lo faranno dovunque qualcuno firmi un assegno? Già vediamo la fila di proposte. Non si sono resi conto che un simile Giro fa politica più che sport, soprattutto nel 2018? A far salire la temperatura contribuisce Trump, che potrebbe decidere di trasferire la sua ambasciata a Gerusalemme, come promesso e già rimandato, o riconoscere la città come capitale di Israele. Iniziativa che nessun altro paese imiterebbe, salvo i pochi fedelissimi (Isole Marshall, Panama e alcuni scogli del Pacifico). Il Giro in Israele si svolgerà in modo blindato, e sia chiaro che si sta dentro la Linea Verde ante 1967, ma neanche quella è sicura. Bell’esempio di evento sportivo con un soldato a ogni metro. Prima o poi qualcuno ci racconterà la storia del dietro le quinte: proposte, pressioni, soldi, mercanteggiamenti, ritirate, sortite. Che sicuramente ci sono in ogni Giro anche casalingo, essere visibili in diretta tv è ambito traguardo di molti luoghi. Speriamo solo finisca bene, e che domani Putin, giusto per fare un nome, non proponga un giro che parta dalla Crimea, pagato benissimo. Sarà difficile dirgli di no.

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