Polemica in famiglia – quella di Giancarlo Santalmassi

Di fronte allo scandalo Weinstein, dal quale prendo le distanze maggiori possibili, non avendo mai palpato nessuna in vita mia, e avendo sostenuto sempre la parità e praticato un rispetto per l’altro sesso assolutamente dovuto.

Ho però osservato che mi lasciano perplesso due fatti.

Primo: ma sono tutte vergini? Nessuna ha mai fatto carriera ‘dandola’ via?

Secondo: trovo che l’attacco al criticabilissimo e condannabile Weinstein abbia assunto i toni della campagna moralistica.

Apriti cielo. Mia moglie mi ùlula (non grida ma vivacemente afferma) È finita, le donne sono cambiate non si vergognano più e non hanno più paura. Detto che di paurose non ne ho mai conosciute, mi dice di leggermi l’intervista rilasciata oggi a Repubblica da Eve Ensler scittrice, che pubblico di seguito.

Il prossimo febbraio il V-Day compirà vent’anni. Ma questo non è il “vaffa” di Beppe Grillo. V-Day sta per Victory (vittoria), Valentine (il giorno di San Valentino, l’amore dunque) e Vagina.
È un’associazione no profit che da ormai due decenni lavora, ogni giorno e senza sosta, per la parità sessuale e contro ogni discriminazione e violenza sulle donne. A fondarla molto tempo fa è stata Eve Ensler, 64 anni, drammaturga, scrittrice, attivista americana e celebre nel mondo per i suoi Monologhi della vagina (ed. Il Saggiatore). Quella pièce teatrale ha raccolto confessioni, sentimenti, paure e passioni di oltre duecento donne. Quelle voci, nel tempo, hanno acquistato vigore, fiducia, influenza. Tanto che ora scuotono “l’establishment sessista e maschilista” dopo le denunce in ogni angolo d’Occidente innescate dal caso delle molestie, e forse uno stupro, di cui è accusato il fu potentissimo produttore cinematografico americano Harvey Weinstein. “Ma Weinstein è stata solo la scintilla”, spiega Ensler al telefono dagli Stati Uniti, “se le donne americane e di tutto il mondo si stanno indignando e ribellando contro il sistema maschilista per i loro diritti è grazie alle attiviste e al lavoro che tutti noi abbiamo fatto in questi ultimi anni, in silenzio, lontano dai riflettori”.

Ma, signora Ensler, non teme che questi continui scandali sessuali rimangano solo episodi del mondo vip? Non ha paura che questa ondata di indignazione rimanga confinata tra attori e politici e non coinvolga anche le donne comuni e, quindi, più invisibili?
“Assolutamente no. Questa è una rivolta generazionale che interesserà eccome la vita di tutti i giorni e di tutte le donne. Certo, in generale, il pericolo che dice lei c’è. Ma stavolta non sarà così. Questo non è un altro caso Polanski o Tyson o Kennedy. Stavolta è un momento spartiacque. E nulla sarà come prima”.

Perché?
“Ma non lo vede? Moltissime donne, anche comuni, si stanno ribellando, in ogni parte del mondo occidentale, ogni giorno. E non solo nel mondo dello spettacolo: al Congresso americano le donne hanno cominciato a vuotare il sacco, ad Amazon lo stesso (di recente si è dimesso il dirigente Roy Price, ndr), e così la politica britannica ne è stravolta, in Francia decine di donne sono scese in strada giorni fa contro Polanski e molte altre si stanno ribellando in silenzio, ma non se ne parla perché non sono famose. Giorni fa ero a Chicago dove ho incontrato un gruppo di donne delle pulizie di un albergo perché hanno ottenuto una grande vittoria: un pulsante di emergenza sui loro vestiti da premere in caso di molestie in stanza. La rivoluzione è cominciata, il cambiamento è adesso. C’è una forza universale che sta smuovendo le coscienze, ovunque”.

Quindi, secondo lei, questa non è un’estemporanea reazione collettiva?
“Assolutamente no. Lo sapevamo che doveva accadere prima o poi. Il femminismo non è “un’ondata”. Per qualcuno è glamour, invece è un costante lavoro quotidiano. Noi di V-Day e molte altre associazioni abbiamo seminato tanto impegno e fatica negli ultimi anni e ora le donne finalmente cominciano a raccoglierne i frutti. Una battaglia che sarà ancora durissima. Ma la vittoria ora è più vicina. Perché ora le donne saranno sempre più militanti”.

Che cosa e quanto manca alla vera parità tra uomo e donna, secondo lei?
“Innanzitutto, almeno negli Stati Uniti, bisogna sbarazzarsi di Donald Trump, un presidente predatore, molestatore reo confesso, che distrugge i diritti riproduttivi, che umilia ogni giorno le donne, che rafforza la cultura dello stupro, che legittima i tuttora tantissimi misogini e i sessisti di questo paese. Allo stesso tempo, forse la sua presenza paradossalmente ha dato più energia a noi donne per ribellarci. Siamo in un momento in cui gran parte del mondo è sempre più omofobo, razzista, xenofobo. Contemporaneamente, però, adesso le donne si alzano in piedi e sfidano lo status quo. E saranno sempre di più”.

Ma cosa bisogna fare, in concreto, per raggiungere l’obiettivo?
“Multare le aziende che non applicano la parità salariale e contrattuale tra uomo e donna. Svergognare pubblicamente chi umilia le donne solo perché donne. Ma soprattutto cambiare la mentalità degli uomini. Istruirli a capire la gravità e le sfumature delle molestie nei confronti di una donna, fisiche e verbali. Faccio un appello agli uomini buoni, quelli
che non farebbero mai male a una donna: il vostro silenzio è colpevole. Mantenere lo status quo da privilegiati è disumano e ingiusto nei confronti di vostra madre, di vostra figlia, di vostra sorella. Fatevi un esame di coscienza. E poi ribellatevi anche voi”.

 

Avrò torto, ma vorrei sapere che ne pensate di questa disputa tra moglie e marito.

4 Commenti a Polemica in famiglia – quella di Giancarlo Santalmassi

  1. Marco Romualdi 6 novembre 2017 at 00:29 #

    Sulla disputa: le dispute (non i litigi) rafforzano le unioni. E sono un ottimo deterrente ai pregiudizi …
    Sul merito dei fatti: non vedo i presupposti per una “rivoluzione”. Il fenomeno per ora ha scosso un mondo circoscritto (spettacolo); finora si è parlato di molestie maschili, e non anche di quelle femminili (ché ci sono, anche se numericamente meno significative); il vero tema – IMHO – è le molestie “connesse” alle posizipni di potere

  2. Bull 6 novembre 2017 at 10:27 #

    Questa è una squilibrata da rinchiudere, e non lo scopriamo certo oggi. Sulla questione Weinstein, sorrido: ogni produttore la mattina, quando entra in ufficio, ha la coda di donne che cercano disperatamente di “dargliela” per avere qualche parte in un film. Non fatemi ridere, su….

  3. andrea dolci 6 novembre 2017 at 11:59 #

    Magari è un pensiero maschilista, credo però che certe denunce avrebbero maggiore forza se finisse alla gogna anche qualcuna delle tante, tantissime, che hanno usato e usano certe arti per fare carriera a discapito di quelle che non ci stanno.
    Dopo quasi 30 anni di lavoro mi sono costruito una casistica discretamente vasta.

  4. Bull 6 novembre 2017 at 21:35 #

    Sottoscrivo in pieno quello che scrive Andrea Dolci. Ne ho avuto prova io, personalmente, di ciò che fanno alcune donne…..

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