La Svezia ci ha gettato addosso il grande freddo – di Giancarlo Santalmassi

 

Se avessimo vinto contro la Svezia, ci sarebbe stata un’ondata di retorica patriottica e nazionalista. Invece abbiamo perso e sta quasi per avvicendarsi la retorica del contrario.
Il nostro paese è quello in cui quando un settore ‘tira’ tutti cercano di entrarci. Fino alla sentenza Bosman, quella per cui nella libera circolazione dei lavoratori andava compresa anche la libera circolazione dei calciatori, in Italia il calcio (che insieme al possesso di una Tv ti consentiva persino edi diventare presidente del Consiglio) era sentina di ogni imbroglio. Si fabbricavano falsi oriundi, finte bisavole meridionali (perche le anagrafi del sud erano molto piu approssimative di quelle del nord) si falsificavano certificati di nascita (a tacere dei bilanci). Dal punto di vista della nazionale non funzionò. Per riandare alla storica esclusione dal girone finale del mondiale patita con l’Irlanda del Nord nel 1958 (sessant’anni fa), Ghiggia, Schiaffino, Montuori, Da Costa e Altafini, non furono in grado di evitare la prima (fino a ieri) esclusione dal torneo mondiale.
Diversa la storia di un dentista nord coreano che il dentista non lo fece mai ( ne aveva il titolo ma non esercitò): Pak do Ik. Ci eliminò nel torneo finale: ci eravamo arrivati, ma uscimmo al primo turno, e gli avi di Kim il Jong non ci fecero mai arrivare ai quarti. Curiosa analogia dei paralleli: Corea del Nord e Irlanda del Nord. Per consolarci diremo che forse non tutto il male viene per nuocere. Nei corsi e ricorsi, qualcuno ricorda che quella sconfitta fu coeva degli esordi di due campioni dell’ugola come Mina e Celentano; fu inaugurato il primo tratto dell’autostrada del Sole, il numero degli operai superò quello dei contadini (indizi di un paese in profonda trasformazione). Mentre dopo la vittoria del 1982, avemmo Gelli, Sindona, la Milano da bere….
Che ci aspetta dopo la Svezia e Ventura?

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2 Commenti a La Svezia ci ha gettato addosso il grande freddo – di Giancarlo Santalmassi

  1. Antonio Rondon 16 novembre 2017 at 17:41 #

    Buona sera Santalmassi.
    Ricordo perfettamente le interviste ai tifosi dopo la vittoria mondiale del 2006, al grido di “sono orgoglioso di essere italiano” , pronunciata dai personaggi più improbabili, i quali associano il concetto di orgoglio nazionale ad una partita di calcio. Quanto mi sono vergognato della mia italianità negli anni successivi, altro che vittoria dei mondiali. Spesso alcuni nostri connazionali (purtroppo) hanno fatto scempio del nostro paese e del suo orgoglio. Per me è stato molto difficile ingoiare rospi come il ladrocinio sistematico della cosa pubblica , la mancata messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico del pese, i “criminali bastardi” che ridono sulle macerie dei terremoti, un capitano che abbandona per primo la nave che affonda, e peggio di lui chi gli ha inflitto “solo” 16 anni . Ricordo che sono morte 35 persone. Non è facile essere italiani con queste etichette addosso. Ma fortunatamente questo paese ha ancora delle persone per cui vale la pena essere orgogliosi. Quelli che dopo l’ennesimo disastro naturale, sia esso alluvione, incendio o terremoto, si ricostruiscono la casa. Chi lavora sodo anche se abita a sud, è onesto e rispetta le regole. Ne ho conosciuti in questi anni ed è per queste persone semplici ma coraggiose che sono orgoglioso di essere Italiano. Per giornalisti seri e coerenti che fanno della loro onestà intellettuale la misura della propria persona, che non fanno gli agitatori di popolo, ma riescono ancora a raccontare i fatti così come sono.
    Grazie Santalmassi, la saluto
    Antonio Rondon

  2. Giancarlo Santalmassi 16 novembre 2017 at 18:09 #

    Grazie Rondon. Condivido tutto ma proprio tutto. Diventeremo mai adulti? Smetteremo di costruire cavalcavia che ci cadono addosso? Le mazzette forse si sono pagate sempre anche all’epoca della realizzazione dell’autostrada del sole (erano mazzette anche politiche: la autostrada del sole dovette deviare su Arezzo perchè l’aveva chiesto Fanfani. E passare per l’Umbria a Fabro scalo il punto piu piovoso d’iItalia, in omaggio al ras locale. Ma in quei tempi, le opere pubbliche almeno si facevano. Oggi si pagano solo le mazzette.
    Giancarlo Santalmassi

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