A proposito delle donne – di Giancarlo Santalmassi

Sono l’altra metà del cielo, e meritano ogni rispetto da parte degli uomini. Ma dire ‘meritano’ è già sbagliato, fuorviante, come se dovessero fare o essere qualcosa per ottenere questo rispetto. Ne hanno diritto, punto e basta. Vorrei uscire dalla logica di definire la differenza tra stupro, violenza, stalking, molestia e approccio.
In quanti modi si esplicita la violenza dell’uomo sulla donna? Molti, alcuni crudeli, altri sofisticati e i più pericolosi sono quelli psicologici, perché assoggettano convincendo intimamente una donna che è giusto così. No non lo è.
La subalternità della donna parte da lontano. Dagli uomini delle caverne che trascinavano la preda tirandola per i capelli (pensate: un attributo prettamente femminile, i lunghi capelli, trasformati in un tallone d’Achille). Pensate al sostantivo ‘Umanità’, accettato universalmente ma parola dall’etimo e radice maschilista, che indica la totalità degli esseri umani (rieccolo!) pur avendo per riferimento la metà del genere vivente pensante.
Pensate ai tetti posti alla carriera delle donne. È impossibile trovarle ai vertici del livello cui si trovano maschi.
Dovunque le donne abbiano fatto un passetto avanti, hanno dovuto impegnarsi il triplo di un uomo che sia analogamente promosso, perché la loro è una corsa perennemente a handicap, nella quale hanno il dovere sempre di dimostrare qualcosa in più, mentre a un uomo non è necessario (come se fossero pochi maschi cretini paracadutati a posti di responsabilità). E comunque hanno guadagnato sempre meno dei loro omologhi in pantaloni.
Per concludere questo mio pensiero sulle donne, non citerò la frase più diffusa dopo il caso Weinstein (confesso: ai miei occhi questo caso ha assunto l’aria di una gigantesca campagna moralistica, e trovo ridicola la signora che improvvisamente ricorda “A me quaranta anni fa quello mi ha toccato il sedere”). Ma citerò un caso di cronaca di oggi.
Dopo 17 anni di lavoro Ikea ha licenziato una madre di due bambini, uno disabile, separata, perché in due occasioni si è presentata al lavoro sì, ma in ritardo. Dopo aver fatto sapere, l’impossibilità vista la sua situazione familiare che le era pressoché impossibile rispettare il turno delle sette del mattino”
Come definiamo questo tipo di violenza?
Se non è una Fake News questa pubblicata dal Corriere della Sera di oggi (anche questo oggi va avvertito), a voi la risposta.

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