Lo zigzag sulla scuola islamica di Birmingham – di Mariagrazia Enardu

Una scuola privata di Birmingham separa per sesso gli studenti dai 9 fino ai 16 anni. In ogni attività, dalla didattica alla ricreazione. E’ una scuola riconosciuta, anzi tutte le scuole in Gran Bretagna sono in qualche modo sottoposte a controlli, e l’ente preposto, l’OFSTED, ha sanzionato la scuola. Che è andata davanti ai giudici, dove ha avuto ragione. E fin qui tutto normale o quasi, visto che il multiculturalismo è (ancora) politica più o meno ufficiale.
Ma l’OFSTED è andato in appello e i giudici hanno ribaltato la decisione: niente separazione per sesso, perchè è discriminazione. La scuola e le circa altre 20 nella stessa situazione stanno studiando la sentenza. E’ teoricamente possibile che la cosa finisca davanti alla Corte Suprema, che esiste da alcuni anni per questioni costituzionali in un paese che non ha costituzione.
Uno zigzag che in Italia è quasi consueto ma nel Regno Unito c’è molta sensazione. I giudici sono tali, non certo mossi da venti vanesi, semmai molto può dipendere da quali argomenti sono stati portati a sostegno dell’una o dell’altra tesi. Una scuola privata è costosa e attrae studenti di una certa classe sociale, quindi questi sono genitori conservatori e relativamente abbienti. In ogni caso, la separazione per sesso, in ambiente islamico, suona male di questi tempi, e le motivazioni di fondo non ci sembrano condivisibili, perchè i ragazzini/e non vengono abituati ad interagire con l’altro sesso in modo abituale, in un ambiente non familiare, anzi quasi di lavoro, vista l’età. E’ possibile che questo abbia ripercussioni negative più sui bambini che sulle bambine. Una separazione su base religiosa, di modestia strutturale, rende la figura femminile misteriosa, un qualcosa da evitare e al massimo controllare. Semmai, anni fa arrivarono dagli USA buoni argomenti a favore delle classi separate: nelle materie scientifiche le ragazze fanno molto meglio da sole, altrimenti possono essere prese in giro se si cimentano, e bene, in materie “maschili”. Ma si può cambiare la didattica, a questo scopo.
Il caso Birmingham fa pensare che sia mutato il clima, che il multiculturalismo debba rimanere tra sponde che si restringono. Ci sono certamente scuole di altre religioni che hanno standard educativi molto delineati e non è detto che – a rigoroso scrutinio – passino i criteri dell’OSTED, quali essi siano. Si tocca anche la linea sensibile della demarcazione tra pubblico e privato, e sicuramente l’istruzione, di individui, deve rispondere alla necessità che essi siano inseriti in una società fatta di tutti, e senza tanti separè. Di Birmingham e del suo seguito si tratterà per anni.

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