L’effimera solidità del risparmio italiano – di Giancarlo Santalmassi

Forse sarà perché chiunque ammetta una colpa viene poi sistematicamente crocifisso o perché, in mancanza della riforma protestante, l’esercizio della responsabilità individuale non è mai stato troppo sviluppato, fatto sta che in Italia sono rari i casi in cui coloro che sono chiamati ad assolvere importati incarichi pubblici ammettano di aver sbagliato nello svolgere i propri compiti. O, somplicemente, accettino critiche. Oggi si è svolta a Roma l’annuale giornata del Risparmio, promossa dall’Acri (associazione delle casse di risparmio italiane). Nel suo lungo intervento il presidente Guzzetti, veterano della categoria, ha trattato molti temi ma non si è neppure chiesto perché molte delle crisi bancarie degli ultimi anni hanno riguardato proprio il settore delle casse di risparmio e delle banche popolari che autorevolmente rappresenta: Carige, Cassa di risparmio di Chieti, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Popolare vicentina e, in fondo, anche Banca Marche, nata dalla fusione di due casse di risparmio. Investimenti per centinaia di milioni sono andati letteralmente in fumo negli ultimi anni senza che, dall’interno, si sia levata un’autocritica sui limiti di quei modelli bancari. A dispetto della parola “risparmio” che campeggia in bella evidenza nello stemma sociale a dare il senso di una rassicurante solidità. Rivelatasi in molti casi effimera.

RIccardo Sabbatini

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