Cosa ci dice la Catalogna – di Piero Ignazi

Il referendum catalano è stato indetto con un “decreto legge” emanato da un governo che si regge su una manciata di voti e che non ha nemmeno ottenuto la maggioranza dei voti alle ultime elezioni catalane. Questo decreto legge votato il 6 settembre con inedite forzature regolamentari, cioè senza dibattiti né possibilità di presentare emendamenti è stato impugnato dal Tribunale Costituzionale. Di qui la decisione del governo centrale di impedirne lo svolgimento in quanto illegittimo. Una decisione ineccepibile sul piano formale, stupida sul piano politico. Se il governo centrale non avesse mosso un dito e ignorato il tutto, l’esito , stando ai sondaggi, sarebbe stato contrario all’indipendenza. La dabbenaggine di un politico modesto come Rajoy ha creato il disastro.

E, purtroppo, si è aggiunto pure il re che non ha avuto l’intelligenza politica di spendere una parola, calibrata a dovere, sul comportamento della Guardia Civile. L’eccitazione dei catalanisti è al massimo così come l’irritazione del resto degli spagnoli che non perdonano lo “sciovinismo del benessere” manifestato dagli abitanti di una regione prospera che non vuole condividere più la sua ricchezza con gli altri. Non sappiamo cosa succederà, ma prepariamoci al peggio perché il “fuoco nella mente” dell’ideologia secessionista-nazionalista rende ciechi.

I sostenitori dell’indipendenza non sanno, o fanno finta di non capire, che nessuno in Europa riconoscerà la loro indipendenza, anche perché manca una delle due fondamentali giustificazioni fornite dal diritto internazionale: la separazione da un paese conquistatore (il caso della decolonizzazione), o da uno stato autoritario e repressivo (il caso, pur ambiguo, del Kosovo). In presenza di uno stato democratico, il diritto all’autodeterminazione vale solo se esercitato con il consenso del governo centrale (caso del Quebec e della Scozia). Altrimenti non c’è alcuna fonte di legittimità. Ma questi ragionamenti non valgono nulla di fronte alla furia nazionalista che sta divampando in Catalogna. Altiero Spinelli, invocato da qualche sostenitore degli indipendentisti, si rivolterebbe nella tomba nel sentirsi tirato in ballo a favore del nazionalismo, “bestia immonda” contro cui lottò tutta la vita indicando la strada del federalismo.

Inpiu.net

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