Se così fosse, potremmo ancora guardarci allo specchio? – di Giancarlo Santalmassi

“Lisa”, licenziata per aver sottratto dai rifiuti della sua azienda un monopattino

“Sono passati tre mesi e mio figlio piccolo continua a chiedermi scusa come se fosse colpa sua se mi hanno licenziato. E’ una vergogna”. Aicha Elisabethe Ounnadi, 40 anni, per tutti Lisa, parla dalla pagina del suo profilo Facebook dove, da qualche giorno sta sfogando tutta la sua rabbia. Il 30 giugno scorso è stata licenziata per aver cercato di portare via da un capannone della Cidiu, la ditta di smaltimento rifiuti della zona ovest della provincia di Torino, dove lavorava da 11 anni, un vecchio monopattino destinato alla raccolta differenziata. L’azienda ha bollato quel comportamento come “appropriazione indebita”, giustificando un licenziamento in tronco per giusta causa. “Ma io non ho rubato niente. Voglio che la verità venga a galla – continua Aicha o meglio Lisa, come la chiamano amici e colleghi – Io volevo solo fare un regalo a mio figlio che ha 8 anni e desidera tanto un monopattino. Il licenziamento è un provvedimento eccessivo. Sono stata licenziata e umiliata”.
“Licenziata e umiliata per aver voluto regalare un monopattino a mio figlio”

E’ difficile immaginare che un monopattino vecchio e un po’ rotto possa costituire motivo di licenziamento. Di certo non ci ha pensato Lisa che ha altri due figli a cui badare e vive al quarto piano di una casa popolare alla periferia di Torino. “Ora non ci dormo la notte. Sto davvero malissimo perché sono stata loro dipendente per 11 anni e con questo lavoro mantengo tutta la famiglia”.

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