E dagli al Bergoglio: la rivoluzione del gesuita Francesco dev’essere insopportabile per la curia – di Giancarlo Santalmassi

Come non bastase la riesumazione del mistero della Orlandi, ecco un’altra coltellata a Francesco.

È un’ inchiesta «conoscitiva» senza indagati quella condotta dall’ ufficio del promotore di giustizia sull’attività dell’ex revisore generale dei conti vaticani, Libero Milone. Un fascicolo, aperto ben prima del licenziamento del manager, che potrebbe portare alla luce scenari inediti sullo scontro che si sta consumando Oltretevere. E il timore è che sia cominciato il terzo capitolo Vatileaks, con nuovi documenti segreti che potrebbero essere stati veicolati all’ esterno.
O comunque essere materia di nuovi ricatti interni alle gerarchie ecclesiastiche. Tra i dossier finiti sotto osservazione uno riguarderebbe la sanità cattolica, con la possibile dismissione di alcune strutture tra le 650 cliniche e i due ospedali che fanno parte del patrimonio. Un altro conterrebbe informazioni sulla gestione dell’ obolo di San Pietro, il fondo che raccoglie gli aiuti economici elargiti dai fedeli al pontefice.

Altri ancora potrebbero essere dedicati ad alcune spese, anche personali di prelati, diventate materia di interesse proprio per chi era stato chiamato da papa Francesco ad occuparsi della supervisione di conti e bilanci di tutti gli organismi, uffici e istituzioni della Santa Sede.

Per comprendere che cosa stia accadendo in questi giorni, bisogna ripartire proprio dal giugno 2015, quando Milone ottiene l’incarico su segnalazione di monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato. Il mandato gli concede ampi poteri. Secondo alcuni tra i suoi collaboratori c’è anche Robert Gorelick, l’ex capo della Cia in Italia. Appena quattro mesi dopo cominciano però i problemi. A ottobre di quello stesso anno Milone denuncia alla gendarmeria infatti la violazione del suo computer.

È l’ inizio del secondo capitolo di Vatileakas. Viene disposto il sequestro di numerosi computer proprio per scoprire che cosa possa essere successo. A novembre vengono arrestati monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, entrambi accusati (e poi saranno condannati) di aver veicolato carte segrete della commissione Cosea, creata per analizzare l’ attività dei dipartimenti economici vaticani e studiare una razionalizzazione dei compiti. Documenti che in parte vengono poi pubblicati nei libri dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.

Mentre si svolge quel processo, un altro scandalo coinvolge il Vaticano: la ristrutturazione dell’ attico dell’ ex segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mentre l’ inchiesta avviata dalla procura di Roma finisce con un’ archiviazione, l’ indagine interna si conclude con il rinvio a giudizio dell’ ex presidente del Bambino Gesù Giuseppe Profiti, e dell’ ex tesoriere della Fondazione dell’ ospedale pediatrico, Massimo Spina.

Per il tribunale vaticano sono stati utilizzati «per fini extraistituzionali 422 mila euro della Fondazione del Bambin Gesù per ristrutturare quell’ immobile di proprietà del Governatorato per avvantaggiare l’ impresa di Gianantonio Bandera. Reato commesso in Vaticano dal novembre 2013 al maggio 2014».

In realtà quell’ indagine – il processo è tuttora in corso – è servita a confermare i buchi nei bilanci dell’ ospedale pediatrico di Roma e di moltissime altre strutture sanitarie, dando vigore allo scontro interno che riguarda proprio la destinazione finale di cliniche e ospedali.
Una battaglia che alla fine avrebbe coinvolto lo stesso Milone, visto che il suo incarico prevedeva anche l’ analisi dei conti che riguardano proprio quella parte di patrimonio.

La possibilità che uno dei motivi di attrito con le gerarchie vaticane riguardasse la volontà di Milone di sapere in che modo fossero gestiti i fondi dell’ obolo era filtrata pochi giorni dopo le sue dimissioni, quando era già apparso con evidenza che quella scelta fosse in realtà l’ epilogo di uno scontro durissimo tra il manager e la segreteria di Stato.

Una contrapposizione confermata dalle durissime accuse mosse ieri a Milone proprio da monsignor Becciu, di aver «spiato» numerosi prelati, lui compreso. L’ inchiesta tuttora aperta dovrà dunque chiarire tutti i dubbi che segnano questa vicenda. Anche perché la stessa nota della Santa Sede conferma che Milone non è stato formalmente inquisito a patto che lasciasse l’ incarico.
Come mai, se si è scoperto che aveva effettuato attività di spionaggio, non si è ritenuto di dover procedere formalmente nei suoi confronti? E il risultato di queste eventuali «ricerche» è stato recuperato? Ieri l’ ex revisore ha preferito non controreplicare al comunicato, ma la partita appare tutt’ altro che conclusa.

Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.