Donne al volante: pericolo e risorsa – di Mariagrazia Enardu

La notizia che in Arabia Saudita le donne potranno finalmente guidare va presa con parecchie pinze. Sarà una norma graduale, pare, quindi bisognerà aspettare: solo quando 20enni nubili sfrecceranno al volante la notizia sarà vera. Se la patente è riservata, o prima concessa, a 40enni, vedove, ripudiate, malmaritate etc e’ un gesto a meta’. Ricordate, devono rimanere velate. E poi una domanda: potranno guidare dopo il calar del sole?

Dietro ci sono i soldi e anche la religione, in versione molto tradizionalista, e questo è l’aspetto più comprensibile. I soldi invece hanno diversi passaggi, che l’erede al trono 30enne conosce bene. Stanno finendo, le entrate (petrolio, pellegrinaggi alla Mecca, investimenti vari) non bastano, le uscite sono una fiumana e le mani voraci dell’immensa famiglia reale sempre stese. Con la patente (ad alcune?) donne si fa qualcosa, si distrae. Oggi, se le donne non guidano, qualcuno deve farlo per loro. Mariti e parenti strettissimi magari lavorano, quindi il rimedio più usato è l’autista, l’unico uomo non parente che può stare in un luogo chiuso (l’auto) con una signora. Di solito un immigrato sfruttato. Ma questo costa, i sussidi di vario livello stanno scendendo e i sudditi brontolano. Inoltre occorre far lavorare le donne per tirare su l’economia e anche da quelle parti uno stipendio solo non basta piu’.

L’Arabia sempre saudita deve essere l’unico posto al mondo in cui una donna è felicissima di lavorare, trascurando con entusiasmo la famiglia, perché non ne può più di dipendere in tutto dagli uomini di casa. Ma andare a lavorare, in un paese senza trasporti pubblici (orrore: un autobus affollato – occorrono vetture separate!) significa guidare. E già tra i prudenti sauditi si affacciano timori inediti: traffico raddoppiato, ingorghi, incidenti, assicurazioni – un pandemonio.

Tanto rumore serve a nascondere il vero problema, che sarebbe liberare gli uomini, sudditi di una monarchia che batte ogni ancien regime, un misto di assolutismo e teocrazia, la perenne alleanza – risale al ‘700 – tra clero wahabita e tribu’ dei Saud. Non sara’ una patente rosa a cambiarla anche se condividiamo le preoccupazioni dei tradizionalisti: si comincia con una cosa e non si sa mai come andra’ a finire.

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