Accade nel Chiantishire: Le regole del club spiegate agli inglesi – Theresa May a Firenze – di Mariagrazia Enardu

Le regole del club spiegate agli inglesi – Theresa May a Firenze
Spiegare questo è come illustrare il ghiaccio agli eschimesi, è umiliante per chi parla o per chi ascolta, uno dei due è un cretino. I club sono stati inventati in Inghilterra, almeno nel nostro immaginario collettivo, sono sicura che anche i sumeri e gli egizi avevano i loro.
Il club è icona un po’ mitica ma ben definita. Un luogo, anzi una struttura, dove i soci, accolti come pari e sempre su presentazione, pagano le quote, osservano le regole (soprattutto quelle non scritte), godono di servizi (bar, maggiordomo), tutelano la privacy, perlomeno la propria.
Praticamente la UE, con qualche ritocco. Ora gli inglesi non vogliono più stare nel club, ed è loro diritto. Vogliono uno sconto sulle quote per cui si erano impegnati e l’accesso perlomeno al bar, pensano che i rapporti di amicizia (?) con i soci possano essere mantenuti anche se sono fuori. Vogliono iscriversi ad altri club o comunque essere liberi e belli, con i vantaggi di tutto e gli svantaggi di nulla.
Qualcuno deve spiegare loro che il club rimane tale, e distingue tra chi è dentro e chi è fuori. In un certo senso, ed è la prima regola non scritta, il club serve a definire chi c’è e chi non c’è, si chiama snobismo o puzza sotto il naso. Theresa May, come donna, ha sicuramente pochissima pratica di club, nati misogini (anche misantropi, a modo loro) e rimasti tali. Ma chieda a Boris Johnson, che fece addirittura parte dell’esclusivo e devastante (distruggevano locali) Bullington Club di Oxford. E’ un governo Tory – se gli uomini non fanno parte di almeno un paio di club, vorrei sapere perché. Certo costa, e parecchio, ma se uno è un gentiluomo, non importa di che risma, ha obblighi e quindi piaceri. Il club UE è un po’ sbalestrato, ha imbarcato di tutto e se ne è pure pentito, ora alcuni pensano a un privé riservato ai grossi o perlomeno solvibili. Il socio inglese ha sfasciato il bar più di una volta, ora vuole uscire ma rimanendo dentro e tra i 27, così spaiati, emerge una solidale certezza, non ancora espressa ma visibile come un cerino nel buio. Che se ne vada, e i soldi sono il meno.
A marzo Theresa May ha usato l’art. 50 del trattato UE per uscire, e non è manovra annullabile, nemmeno se un nuovo referendum o altro ribaltasse la decisione di Londra. Ovvero, devono uscire e se domani volessero rientrare scoprirebbero che il club ha una nuova regola: vietato l’ingresso agli inglesi. Pregasi notare, inglesi. Gli irlandesi ci sono già e magari prendiamo pure l’Ulster, gli scozzesi sono benvenuti, ma va visto come. A Londra grideranno al razzismo, non avranno molti torti, ma un club fa quel che gli pare, altrimenti che club è? Chiedetelo ai turchi.
Theresa May è andata a Firenze per un discorso dal titolo: storia comune, futuro comune. Ha parlato di sfide entusiasmanti, ha offerto una nuova partnership con l’Europa, promette faville. Però partner vuol dire membro di qualcosa, con precise regole comuni. Vuol dire dentro, non fuori. May vuole una love story senza matrimonio, “mano nella mano” ha detto. Concetto molto bello e molto hippy. Difficile in due, figuriamoci in 28, alcuni dei quali di umore da guerra dei Roses. Ha invocato storia e geografia comuni, dimenticando con slancio secoli di guerre europee, soprattutto quelle commerciali che infuriano dal Medioevo. Sì, ci sono mille interessi comuni, anche cogenti, ma le decisioni si prendono nella sala soci, per gli altri c’è solo l’ingresso secondario dei fornitori – altra meravigliosa istituzione britannica. Non vuole accordi simili a quelli con Norvegia e Canada, sogna qualcosa di “creativo”, un’unione romantica, senza dogane e altri impicci, compresa la Corte di giustizia europea. Parla di uscita nel marzo 2019, due anni di transizione, e poi si chiude. May ha pure detto che l’offerta britannica all’Europa non ha precedenti. Il fatto, pensano i soci di Bruxelles, è che non deve avere seguito.
Dopo averla sentita, e sono state nobili e ingenue parole, si insinua un sospetto volgare. Si è parata il didietro. Comunque vada, domani, dirà che lei aveva espresso idee costruttive, che non sono state capite, né dagli europei né dai Tory – per non dire dagli inglesi. Comincerà a dirlo tra una settimana, al congresso Tory di Manchester. A Firenze in prima fila c’erano il moderato cancelliere Hammond e il mostruoso Boris Johnson (copyright del presidente tedesco Steinmeier). E si è capito perchè è venuta qui, nel luogo dove gli inglesi da sempre coltivano un’idea molto romantica dell’Europa. Ma per un impulso freudiano, aveva al collo il solito catenone. Forse lo usa per ammanettare in aereo Boris, forse vuol dire che la Gran Bretagna sarà trascinata fuori solo in catene (già pronte, 27 fabbri operosi). Due giorni fa ha parlato all’ONU, pare l’aula fosse semivuota. A Firenze c’era una piccola sala, per inviti, dicono che parecchi venissero da Londra, soprattutto giornalisti. A Manchester ci sarà il pieno, speriamo Theresa si porti catena adeguata, quella stessa che usa per inchiavardarsi al 10 di Downing Street, finché complotto non li separi.

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