Trasparenza e inganni nel nome di Rousseau – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

Avesse saputo il filosofo illuminista svizzero Jean Jacques Rousseau che il suo nome avrebbe indicato il più grande inganno politico della storia moderna della confinante italia…non avrebbe dormito tranquillamente.
Tre giorni fa è stata ufficialmente presentata a Roma con una conferenza alla sede della stampa estera la nuova piattaforma dell’M5S. Nome: Rousseau, appunto. Aperta, chiunque può accedervi senza username o password, obiettivo un milione di iscritti. Un partito, insomma. A differenza dei ‘vecchi’ partiti, non c’è un luogo, una sede presso cui recarsi, un documento di identità da esibire, un’offerta da fare.
Secondo Grillo e Casaleggio jr. è per eccellenza la sede della trasparenza e della democrazia.
Presentata tre giorni ha già subito due hackeraggi. E subito si sono levate richieste di accertamenti, certificazioni e garanzie sul lavoro che fa la piattaforma.
Alla domanda sulla certificazioni delle votazioni on line (che sono continue), la risposta del manager è vaga: “Abbiamo lavorato molto alla sicurezza del voto, che è una delle funzioni più delicate dell’intero sistema”.
Non dice, quindi, se il voto per il candidato premier del Movimento previsto a settembre sarà certificato da un ente terzo (come fu per le “quirinarie”). Poi risponde piccato a una domanda sui fondi del Financial Times, che aveva notato come fino a poco tempo fa le spese sostenute da Rousseau fossero “zero”, nonostante nel bilancio appena pubblicato risultino tanto le uscite che le donazioni: “Da una testata come la sua mi aspettavo attenzione ai numeri del bilancio, non alla parte comunicazione del sito, che in caso di errori possiamo correggere. E mi aspetto che le stesse domande vengano rivolte anche ad altre formazioni politiche”.

Al cronista della Vanguardia, che chiede sconcertato: “Sono spagnolo, non ho capito bene, ma a lei chi l’ha eletta?”, Davide Casaleggio ribatte: “La Casaleggio Associati ha donato questo strumento al Movimento 5 stelle, che gestisce la piattaforma attraverso la fondazione Rousseau, il cui bilancio è pubblico. Il mio ruolo è sempre stato quello di supporto del Movimento. Non ho cariche elettive, non chiedo uno stipendio al M5S. Sono uno dei tanti attivisti, uno dei tanti volontari”.

La rete sarà certamente il futuro. Non sulla pelle della mia generazione.

Un commento a Trasparenza e inganni nel nome di Rousseau – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

  1. Andrea Mario Dolci 7 agosto 2017 at 03:12 #

    Il Pifferaio di Hamelin 2.0

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