Non abbiamo più nulla da dirci – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

Nella novazione generale delle abitudini praticate da secoli che stanno scomparendo, stiamo perdendo anche quel minimo di relazioni che si costruivano cercando di fare lo sforzo individuale o di gruppo di ricordarsi qualcosa (il verso di una canzone, la locandina di un film o il titolo di un libro).
Oggi, al minimo accenno di incertezza, in un qualsiasi comitiva c’è sempre un ‘altruista’ pronto a sfoderare uno smartphone e che con l’aria trionfale di uno che la sa lunga e cliccando su safari o su YouTube, questo gusto te lo toglie.
Che peccato! Proprio qui ho ricordato che la riconversione dei cingalesi da venditori di ombrelli in venditori di aste per selfie, avevano tolto quel piacere socializzante della frase “scusi, mi (o ci) fa una foto” aggiustandosi davanti alla scalinata di Trinità dei monti o a un giovane che sta fotografando la sua ragazza offrire un ‘si metta pure accanto alla sua ragazza (o al suo amico)che gliela scatto io’.
Tanto ormai sappiamo già tutto. O meglio: in un certo luogo c’è un terzo, sconosciuto, che sa già tutto. Amen.

Un commento a Non abbiamo più nulla da dirci – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

  1. Mirko Rizzi 12 agosto 2017 at 16:07 #

    Ci mancano le domande Dottore.

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