Voglio abolire la parola femminicidio: c’è molto di più – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

Tanto per cominciare occorrerebbe eliminare la parola femminicidio. Nata come contrasto alle parole generali che come unica radice conoscono il genere maschile (omicidio: contrapposizione apparentemente logica appunto ‘femminicidio’). Preferirei parlare di ‘assassinio di una donna’. I concetti complessi monoverbali sanno di scorciatoia, di fretta, senza neanche darsi il tempo di riflettere sul senso che contiene.

Una frase mi ha molto colpito nell’ultimo caso (di una serie purtroppo infinita) di assassinio di una donna. Maria Archetta Mennella, residente per trasferimento a Musile, aveva generosamente ospite temporaneo in casa, in una sorta di fatale generosità, il suo ex marito che l’ha assassinata a coltellate.

La frase è: “Mi fanno paura gli uomini che non capiscono che amare una donna vuol dire amare la sua libertà”.

Parole semplici e intense. Sottintendono molto: che le donne sono l’altra metà del cielo, che sono intelligenti come gli uomini e di più se si considera che partivano da più indietro e in condizione di inferiorità, manifesta e imposta, e che, se accettano la competitività, non solo la corrono ma spessissimo vi primeggiano. Cara Maria Archetta, hai perfettamente ragione. E gli uomini, nella loro beceraggine, non sanno che si perdono se ti negano la tua dignità, parità, libertà.

Un commento a Voglio abolire la parola femminicidio: c’è molto di più – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

  1. Bull 24 luglio 2017 at 10:50 #

    In Italia ogni anno ci sono circa 550 omicidi (in calo da anni). Di questi, circa 250 sono donne. Premesso che anche un solo omicidio sarebe di troppo (e questo è ovvio, scontato e banale) vorrei capire dove sta il problema, dal momento che vengono uccisi molti più uomini che donne. Vorrei anche capire come mai queste povere donne non riescano mai a capire che l’uomo che scelgono è un violento, perchè non ci credo neanche morto che questi sono uomini che impazziscono di colpo e ammazzano la moglie (o compagna o quello che è). Questo non è giusificare un omicidio, ma vorrei davvero andare a vedere come queste donne si scelgono i compagni: forse quelli “testosteronici”? Quelli davvero macho? Per finire, a differenza del direttore, trovo ripugnante e vergognoso che si deba usare la parola “femminicidio”: dei 300 uomini ammazzati non imorta a nessuno, visto che nessuno ne parla mentre si fa una grancassa su quelli delle donne? Una donna vale più di un uomo?

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