Per ultimi in Europa, ma anche noi abbiamo il nostro archivio del DNA – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

A giugno 2009 l’Italia aveva richiesto il Prum, ratificato a gennaio: l’istituzione della banca nazionale del DNA. Finalmente é realizzata. La maggior parte del tempo é trascorso nella definizione delle garanzie. Chi é certificato nel prelievo? E chi alla conservazione del DNA e per quanto tempo. E come si procede al ‘match’, al confronto del DNA rinvenuto in un luogo, con quello conservato in archivio? E come identificare gli autori di crimini irrisolti fino allora (cioe i criminali seriali)?
Come gli italiani ormai sanno, anche in seguito ai serial di Foxcrime, il DNA é il sistema più sicuro per accertare (o escludere) la presenza di un individuo in un luogo (naturalmente la scena di un crimine). O per identificare una persona. Ricordo che Riina fumó molte sigarette sul luogo dove aveva la migliore vista per calcolare il passaggio dell’auto di Giovanni Falcone a Capaci. E proprio i mozziconi di sigaretta ritrovati sul posto consentirono di risalire al capofila del riuscito progetto criminale di eliminare il magistrato scomodo.

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