Per chi squilla il telefono se la telecom non risponde – di Paolo Mazzanti

La vicenda Telecom è emblematica del nostro paese. La privatizzazione venne annunciata con grande enfasi negli anni ’90 ma nessun italiano si sentiva in grado di affrontarla. Si indusse la Fiat a investire in Telecom, col famoso “nocciolino” e un Agnelli riluttante chiamò manager esterni, che parlavano ai giornali più che agire. Venne poi la cordata bresciana di Colaninno, che fece il più grande buy-out di tutti i tempi iniziando a caricare Telecom di debiti. I bresciani fecero l’affare del secolo vendendo a Pirelli proprio alla vigilia del crollo delle dot.com e delle telecomunicazioni.
 
Tronchetti non si risollevò più da questa acquisizione e cominciò a svuotare Telecom per rimborsare i debiti e generare dividendi per finanziare la cassaforte indebitata. Telecom divenne anche oggetto di disputa politica, prima con i Capitani Coraggiosi (Colaninno) sostenuti da D’Alema, poi con Prodi “accusato” di voler nazionalizzare la rete (magari l’avesse fatto!). È così che Telecom passa agli spagnoli di Telefonica, che s’impegnano a pagare somme esorbitanti a Tronchetti, mantenendo così un debito eccessivo. Ma gli spagnoli erano interessati alla società brasiliana detenuta da Telecom, anche se poi non riuscirono ad acquisirla. Alla fine, si misero d’accordo con Bolloré di Vivendi per fare un cambio.
 
Ora è Vivendi che gestisce Telecom (pardon, in realtà dichiara di non gestirla per non doverla consolidare e suscitare problemi con l’antitrust) e rinnova i fasti di amministratori super pagati per aver ridotto i costi e licenziato persone: è il caso di Cattaneo che mungerà circa 30 milioni a Telecom per andarsene. Pare che in futuro Telecom sarà gestita da un triumvirato composto da un francese, un italiano e un israeliano/brasiliano! Sembra una barzelletta e sicuramente finirà in una triste barzelletta questa storia di Telecom dove tutti i protagonisti hanno responsabilità e colpe evidenti.

Inpiu.net

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