Oh quanto è incinta la madre degli imbecilli – editoriale di Giancarlo Santalmassi

Il cartello che sintetizza meglio l’ormai ahimè famoso lido di Chioggia è il seguente (cito a memoria): “lido della gnocca”, il che la dice a lungo sulla coglionaggine furbesca del titolare. Poiché a seguire ci sono cartelli che inneggiano a Mussolini e al fascismo. Ma che su questo si accenda un dibattito che monopolizza i giornali su fasciamo e antifascismo mi lascia basito.
Chi invoca una legge, dimentica che in Italia esiste già il divieto della ricostituzione del partito fascista. Non solo: nell’ordinamento italiano, l’apologia del fascismo è un reato previsto dall’art. 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), anche detta Legge Scelba.
Dunque non c’è bisogno di un nuovo divieto di cui molti cianciano. Anche perché come non si riesce (e non si deve) fare politica a colpi di sentenze, così non si impone la democrazia a colpi di norme penali. È un dato culturale e di sensibilità sociale.
Capisco che ormai anche in parlamento accadono fatti che denunciano l’impoverimento culturale generale e pauroso del nostro paese: che dire dell’imbecille che ha detto di Fiano “…ha le sopracciglia lunghe per coprire la circoncisione.”? Massimo Corsaro ne è l’autore. Rammentiamolo: non andrebbe votato la prossima volta. Ma questo accade solo nei paesi civili. Ma noi non lo siamo.

5 Commenti a Oh quanto è incinta la madre degli imbecilli – editoriale di Giancarlo Santalmassi

  1. giorgio cortese 13 luglio 2017 at 10:18 #

    Gentile Dr. Santalmassi la stimo da sempre, veda non solo come dice lei certi personaggi non andrebbero votati ma si dovrebbe prevedere un sistema elettorale che eviti che certe nostalgie ritornino e che si crei una frammentazione del quadro politico forse il maggioritario magari a doppio turno non era un idea sbagliata; ci vuole uno sforzo culturale ma qualcosa bisogna pur fare.
    Attiverei un dibattito su questo ultimo punto, che ne pensa?
    Grazie

  2. Antonio Rondon 14 luglio 2017 at 10:30 #

    Buongiorno Santalmassi.
    Un giorno ero con mio padre, vecchio partigiano, e stavamo camminando in pazza del paese. Di fronte al monumento ai caduti c’erano le ghirlande commemorative. Era passato da poco il 25 Aprile. Due giovani sui 30 anni, giocavano a rompere le palline di vetro che erano infilate nelle ghirlande.
    Mio padre disse ” noi abbiamo combattuto per questo paese, e tanti sono morti, guarda come è ridotto”. L’amarezza si tagliava col coltello.
    Confermo , la madre degli idioti è purtroppo sempre incinta.
    Io poi questi “fascistelli di ritorno” non li sopporto proprio. Come mai si debba inneggiare ad un uomo che ci ha portato alla catastrofe totale , non mi è chiaro.
    La saluto, e la ringrazio perchè il suo scrivere tiene deste le coscienze .

    • Bull 17 luglio 2017 at 15:27 #

      Buongiorno sig. Rondon. Sono d’accordo con lei e con l’amarezza di suo padre. Sul fascismo però (che ovviamente condanno per la privazione delle libertà individuali) bisogna anche analizzare il periodo storico nel quale è nato e prosperato. Non ci fosse stato quello forse ci sarebbe stata una dittatura comunista. Quale delle due alternative sarebbe stata peggio lo decida lei.

  3. claudio.oriente 14 luglio 2017 at 10:58 #

    A mio giudizio non è un problema di sistema elettorale, ma è questione di sensibilità, cultura e informazione, a cui, a mio modesto parere, si può ovviare soltanto inserendo la storia del nazifascismo e i principi della Costituzione nei programmi scolastici. Tv, giornali e noi tutti, poi, dobbiamo fare il resto, discutendo e informando le generazioni più giovani.

  4. danielsun 17 luglio 2017 at 10:53 #

    forse l’insegnamento della storia ai giovani vorrebbe fatto in modo più approfondito, e da persone che amano la propria materia, non nelle ore fiacche di un professore di italiano che ripete le stesse cose da 30 anni, dedicando un po più spazio alla storia degli ultimi 120 anni….i giovani dovrebbero poter capire i” perchè” più che le date, capire che se oggi possono vivere liberi qualcuno vero,non virtuale , è morto sacrificandosi anche per loro. Ricordandoci che nell’ultima guerra mondiale non eravamo propriamente i”buoni”.

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