Milano, caso Expo: io sto con Sala – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

L’accusa di aver commesso vari reati si sta abbanttendo sull’attuale sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Prima il falso poi la turbativa d’asta.
Il nostro e’ un paese dalla memoria corta, si sa. L’expo, anzi “l’Expo” di Milano fu una sorta di miracolo.
La storia delle esposizioni universali inizia nel 1851 quando – in piena era vittoriana – l’Inghilterra, anzi l’impero Britannico, decide di ospitare un’ Expo che mostri la sua potenza industriale. Da allora sono in tutto 34 le esposizioni universali riconosciute dal Bie, l’organismo internazionale che sovrintende all’ Expo. Fra queste non compare quella di Roma del 1942 annullata a causa della Seconda guerra mondiale. Le prime 22 Esposizioni, che si sono svolte fino al 1933, sono definite ‘storiche’.
Nell’era moderna, quella del 2015 di Milano seguiva quella straordinaria di Shanghai. La BIE l’aveva sssegnata a Milano dopo una dura battaglia ingaggiata con la citta’ turca di Smirne, per merito della sapiente tessitura di argomenti e relazioni di Paolo Glisenti, consigliere della sindaca di Milano Letizia Moratti. Vinto il primo step, e’ cominciata la tormentata marcia verso la realizzazione. Chiunque fosse incaricato poco dopo rinunciava, fino alla nomina di Giuseppe Sala a commissario.
Il 1 aprile del 2015 un articolo del Secolo XIX a un mese esatto dall’apertura cominciava cosi:
“Manca un mese. E l’orologio di Expo 2015 corre veloce. Pure troppo stando al cruscotto dei lavori sul sito grande come 170 campi da calcio. Dei 34 lotti di competenza italiana – non vanno contati i 53 padiglioni esteri selfbuilding – il 74% è ancora in lavorazione, il 9% in fase di collaudo, altrettanti sono già finiti, il 6% sono sottoposti a verifica amministrativa e l’1% sono sospesi. Nel cantiere che non dorme mai dove quasi 6 mila operai fanno turni di 24 ore e dove si lavora contemporaneamente per completare gli edifici e finire gli allestimenti interni, più di uno dorme sonni poco tranquilli. Il commissario unico Giuseppe Sala spande ottimismo a piene mani: «Sono fiducioso su quello che saremo in grado di completare e che il visitatore vedrà all’apertura di Expo 2015 il primo maggio»”.
L’ultimo ostacolo fu il compenso per il concerto d’apertura della Scala: furono pagati il triplo glli orchestrali che volevano incrociare le braccia.
Il primo maggio, all’ultimo soffio, avvene il consueto miracolo italiano. E fu un successo di cui beneficio’ tutta Milano che ognuno che vi passa oggi dice “come e’ cambiata Milano, come e’ diventata bella!”.
E adesso viene formulata l’accusa di turbativa d’asta per la gara degli alberi messi alla ‘piastra’ centro nevralgico della manifestazione?
Con questi precedenti si immaginava che si fosse svolto tutto regolarmente?
I miracoli in Italia non avvengono mai gratis.
Si vociferava che i magistrati vi girassero intorno e dentro al tema già a manifestazione in corso, ma se ne astennero in nome del compimento del miracolo e alla faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Oggi l’epilogo.
Ma io sto con Sala.

3 Commenti a Milano, caso Expo: io sto con Sala – l’editoriale di Giancarlo Santalmassi

  1. danielsun 6 luglio 2017 at 10:20 #

    in italia decidere è difficilissimo, infatti chi non decide mai governa il paese e quei pochi che lo fanno , a loro completo rischio e pericolo, sono pedinati passo passo. Sala nell’occasione è stato un mago e si sa, ogni grande opera ha piccole imperfezioni, ma nel paese dal codice civile più pesante del mondo diventa sempre più difficile non sbavare e così si continua a non decidere per non perdere voti e la nazione sprofonda nell’oblio.

    • andrea dolci 6 luglio 2017 at 14:01 #

      Aggiungiamoci incivile pratica delle intercettazioni a strascico nella speranza di trovare qualche possibili “notitia criminis”.

  2. Bull 9 luglio 2017 at 00:50 #

    Mmmmmmm….abbiamo in Italia gente qualificata, che sa gestire senza problemi una inutile pagliacciata che oltre a noi soltanto la Turchia del sultano Erdogan voleva? Certamente. Ma capperi, se facciamo tutto in tempo, come si fa poi ad aggiudicare le opere senza appalti regolari? COme si fa ad assegnare i lavori a chi ci conviene, e non a chi convereìrebbe per la comunità? Ma ovvio! Si perde tempo, così poi tutto diventa emergenza e che ci volete fare madama la marchesa, in qualche modo bisognava pur fare, no? Sala è quello che nella contabilità degli ingressi ci metteva pure gli addetti agli stand che tutti i gironi andavano a lavorare: dobbiamo aggiungere altro? Vogliamo parlare dei bilanci? A partire dal fatto che l’Expo non andava fatto punto, perchè non serve a nulla (al paese, sia chiaro: a gruppi ristretti è servito eccome!), volgiamo parlare di uno che non ha dichiarato i beni che possedeva, come avrebbe dovuto presentandosi come candidato sindaco di MIlano? E’ proprio vero che a magistratura non è imparziale: infatti nel caso Expo si sta muovendo poco, tardi e male.

Lascia un commento

I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.