Liberalizzazioni: da due anni e mezzo aspettiamo la legge che non passa perche sevve a molti invece che a pochi – di alberto Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

La legge sulle liberalizzazioni, dopo due anni e mezzo di rimbalzi fra Camera e Senato, pare vicina all’approvazione. Già il testo varato dal governo era poco ambizioso: il Parlamento lo ha ulteriormente annacquato. In alcuni casi peggiorato, ad esempio introducendo una norma che produrrà l’effetto di far scomparire dall’Italia servizi on line per prenotare un albergo, come booking.com, trivago, tripadvisor, così come già è scomparso Uber. Un bel risultato per un Paese in cui il turismo e così importante! Per non parlare dei notai la cui difesa dello status quo è più difficile da infrangere di una parete di acciaio. O le aziende pubbliche locali che rimangono per lo più proprietà intoccabile della politica. Un inciso: a fine anno scade la concessione all’Atac per il trasporto pubblico a Roma, ci sarà una gara, e si vedrà se il legame con i potentati si reciderà.
Comunque è bene che la legge sulla concorrenza venga approvata, anche solo per non darla completamente vinta alle mille lobby che l’hanno neutralizzata. Sono leggi come queste che cambiano la vita di tutti i giorni dei cittadini. Il problema è che le liberalizzazioni politicamente non pagano, quindi nei programmi dei partiti non entrano. Il motivo è che si tratta di un perfetto esempio di benefici generalizzati e costi concentrati, «il» problema fondamentale di politica economica.
Tutti i cittadini beneficerebbero di mercati più liberi: ci ricordiamo quando volare a Londra costava un milione o più di vecchie lire? Oggi ci si può andare con poche decine di euro. Ma se tutti ne beneficiano, e siamo in democrazia, perché è tanto difficile liberalizzare certi servizi?
La risposta è ovvia: perché qualcuno perderebbe la propria rendita di monopolio, accumulata da decenni e protetta da varie associazioni la cui ragione d’essere è bloccare il cambiamento. Come? Facendo pressione sui politici mediante finanziamenti più o meno leciti, tramite scioperi selvaggi, blocchi degli aeroporti e disinformazione all’opinione pubblica tipo: i voli low cost sono pericolosi, per vendere una aspirina ci vuole una laurea in farmacia, senza i notai sarebbe impossibile tenere aggiornato il catasto.
Tutti noi, invece, semplici cittadini contribuenti non siamo organizzati: certo, votiamo, ma se nessun partito è libero dalle pressioni delle lobby — attente a influenzare tutti, non solo un parte politica — il nostro voto, almeno su questi temi, non varrà granché. Così si crea un circolo vizioso. Meno si liberalizza, più crescono le rendite di posizione e le risorse per difenderle, con il risultato di bloccare cambiamenti dei quali invece beneficerebbero tutti.
Come si spezza questo circolo vizioso? Lo spiegava già decenni orsono Mancur Olson: ci vuole un leader che scardini questo equilibrio, rivolgendosi con coraggio ai cittadini e così scavalcando le lobby. Ci vorrebbe uno scatto che rompa lo status quo, perché meno si cambia, più chi si oppone al cambiamento si rafforza e di conseguenza più difficile diventa cambiare. Quindi nel caso delle liberalizzazioni ci vorrebbe una rottura.
L’unica strada è una sorta di «rivoluzione». In Europa lo fecero, da destra, Margaret Thatcher nel Regno Unito e da sinistra Gerhard Schröder in Germania. Forse lo farà Emmanuel Macron in Francia. Negli Stati Uniti lo fecero Ronald Reagan e Bill Clinton. Abbiamo noi un leader «rivoluzionario» di questo tipo? Matteo Renzi di liberalizzazioni ne ha capite e attuate due (importanti): il mercato del lavoro e le banche popolari. Avrebbe dovuto insistere, non spaventandosi di fronte alle urla delle lobby. Quando il tuo bambino ha la febbre, è domenica sera e sei in autostrada, capisci quanto è importante poter acquistare l’aspirina all’autogrill, anziché vagare per la città alla ricerca della farmacia di turno. Renzi avrebbe dovuto scavalcare le lobby e rivolgersi a questi genitori.

Corriere.it

2 Commenti a Liberalizzazioni: da due anni e mezzo aspettiamo la legge che non passa perche sevve a molti invece che a pochi – di alberto Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

  1. Emanuele 12 luglio 2017 at 07:44 #

    Ultraliberismo a gogò…

  2. Bull 17 luglio 2017 at 15:29 #

    Sarebbe interessante se alle liberalizzazioni in Italia facesse seguito anche una seria legge per tutelare la concorrenza, visto che quella attualmente in essere è ridicola e viene sistematicamente violata.

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