Giove e il resto dell’Olimpo. L’attivismo di Macron – di Mariagrazia Enardu

Emmanuel Macron aveva cominciato bene, sia pure per abbandono di campo di avversari infortunati e inadeguatezza dei superstiti. La sera della vittoria elettorale, con passeggiata sull’inno europeo, e il giorno dell’inaugurazione, protocollare ma innovativo, erano segnali diversi. Certo, ha una base elettorale di minoranza, un governo di compromessi vari e una maggioranza parlamentare di novellini. Ha anche avuto episodi intriganti di politica estera, Putin accolto a Versailles ma trattato con freddezza, l’abbraccio a Merkel invece che a Trump, la parata del 14 luglio con Donald accanto. Insomma si è fatto notare. In politica interna ed economia da dovuto tagliare promesse, altre ne romperà, ci sono malumori e dimissioni. E’ giovane ma con il gusto della solennità, tra il napoleonico e l’imperiale (ovvero la stessa cosa). In un paese dove la grandeur conta ancora, si può fare. Ma due episodi hanno rotto l’incanto soprattutto fuori dalla Francia – all’estero Macron piace più che a casa. Uno è stato il suo paragonarsi a Giove. Sommo dio pagano, il che evita almeno paragoni più impegnativi, tipo il Messia. L’altro è l’iniziativa sulla Libia, far incontrare a Parigi i rivali, Sarraj (Tripoli, con appoggio ONU) e Haftar (Tobruk, sostegno Egitto, Arabia Saudita). Con irritazione dell’Italia, tagliata fuori e preoccupata per l’incontenibile flusso dei migranti. Provenienti dall’Africa nera attraverso zone presidiate da truppe francesi, che li lasciano passare senza obiezioni. Tanto poi li fermano al confine di Ventimiglia. Ora, che Macron pensi agli interessi della Francia e meno a quelli dell’Italia o della UE, ci pare logico. Ma la Libia, su cui Sarkozy fece infiniti danni per puro attivismo (anche anti-Italia) porta male, l’unico modo di affrontarla è con sforzo di soggetti al plurale, altrimenti i (due) libici giocano di sponda. Anche perché va affrontata l’Africa, non la nostra ex quarta sponda, divisa lungo antiche faglie incollate a forza da Gheddafi.
E la Libia riporta al curioso paragone con Giove. Il capo di un Olimpo in perenne rissa, di dei che disobbedivano per principio e Giove che li fulminava come poteva, tanto il giorno dopo si ricominciava. Ecco, se Macron si paragona a Giove, forse è bene non paragonare Giove a Macron, fosse solo perché Emmanuel ha la force de frappe vera e il povero Giove si limitava a saette e trucchi vari. Per un ruolo italiano, suggerirei Minerva, anche se il nostro DNA è assai diverso. Lei guardava lungo, di solito aveva ragione e semmai raccattava i pezzi dei vari dei, sotto l’occhio della sua saggia civetta. Regaliamone una a Gentiloni.

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