Buttar via la chiave dopo aver chiuso in galera Zonin – 2

Gianluca Paolucci

La mancanza di giustizia è un provvedimento di sequestro da 108 milioni di euro ai danni della banca e di due ex manager che resta sei mesi sulla scrivania del gip di Vicenza. Poi concede il sequestro ma spedisce l’ indagine a Milano, che però non la vuole e la manda in Cassazione. Che deve ancora mettere in calendario la sua pronuncia.
La mancanza di giustizia sono le migliaia di denunce per truffa che i risparmiatori-azionisti di Veneto Banca hanno inviato alla procura di Treviso, che le girava a Roma «senza neppure guardarle», confessava mesi fa il procuratore capo di Treviso, Michele Dalla Costa. Un giro di posta andato avanti fino al maggio scorso, quando la Cassazione ha stabilito che la competenza per la truffa è di Treviso, dove tra qualche giorno dovrebbe arrivare un nuovo magistrato ad occuparsene. A due anni di distanza dalle prime denunce, sul filone della truffa – dal quale possono dipendere le rivalse in sede civile – a Veneto Banca non è successo assolutamente niente.
La mancanza di giustizia è la foto di Zonin in via Montenapoleone, nei giorni del salvataggio pubblico di quella che fu la “sua” banca. «Un arrogante. Lo è sempre stato e lo è rimasto», dice Renato Bertelle, avvocato e presidente di una associazione di azionisti che criticava il “sistema Zonin” anche in tempi non sospetti.
 
«È vero, è un arrogante e l’ arroganza è una malattia che non conosce cura – dice una persona che lo conosce bene -. La cosa peggiore è che non si ritiene responsabile di quanto è successo». La sua eredità è un cumulo di macerie, neppure tanto metaforiche.
La Fondazione Roi, nata per essere la cassaforte culturale della città, rischia di finire commissariata. Aveva investito una fetta importante del suo patrimonio in azioni della Popolare. Gianni Zonin ne era il presidente ed è rimasto attaccato fino all’ ultimo, fino a quando un anno fa non è stato di fatto cacciato dal nuovo cda targato Atlante.

Il consigliere comunale di Vicenza Claudio Cicero chiede a Intesa di «vendere a un euro» la sede della banca al Comune, per trasformarla nel nuovo municipio: «Sarebbe un giusto risarcimento per una comunità tradita e ferita».
«Mi faccia un’ altra domanda», risponde il procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri al più banale dei «come va?». I ritardi del gip e il decreto del governo sul salvataggio vanificano una strategia dell’ accusa perseguita per mesi. «Il senso giuridico principale del sequestro era di azionare la responsabilità dell’ ente. Secondo la legge 231, quanto sequestrato sarebbe potuto andare a ristorare le persone offese».
 
Il decreto del governo ha poi svuotato la banca, trasferendo il ramo d’ azienda sano a Intesa Sanpaolo e lasciando le cause nella “bad bank” in liquidazione. Che prima di poter risarcire gli azionisti truffati, dovrà rimborsare il prestito a Intesa, lo Stato, le spese della procedura e tutti gli altri creditori. Quando è arrivato il giudizio del gip, il procuratore si è lasciato andare a qualche commento di troppo sul collega e si è beccato una censura dell’ Anm.
 
«È una questione di competenze che nelle piccole procure non ci sono ma anche, è innegabile, di condizionamenti ambientali», dice un investigatore che si è occupato a lungo di una delle due inchieste. A Vicenza è ancora vivo il caso dello scontro tra la gip Cecilia Carreri e l’ allora procuratore capo Antonio Fojadelli. La prima voleva che si indagasse su PopVicenza, il secondo no. La prima ha lasciato la magistratura mentre il secondo è stato assunto in banca.
Cappelleri dopo quasi due anni si appresta a chiudere il primo troncone dell’ inchiesta. Aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza per 19 persone, tra le quali lo stesso Zonin. Poi vediamo. Se i commissari dimostrano che la banca era in stato d’ insolvenza e se il tribunale la dichiarerà, allora potrà essere contestato il reato di bancarotta. Niente insolvenza, niente bancarotta.
 Per Veneto Banca ha indagato la procura di Roma e l’ avviso di fine indagini è arrivato qualche settimana fa. Stessi reati, modalità analoghe. «Ma loro sono partiti prima», spiega Cappelleri. Anche qui potrebbe scattare la bancarotta, poi sarà da vedere quale sarà la procura competente. La giustizia può aspettare.
 
La Stampa

Un commento a Buttar via la chiave dopo aver chiuso in galera Zonin – 2

  1. Antonio Rondon 11 luglio 2017 at 09:22 #

    Buongiorno Paolucci.
    Le assicuro che vedere l’estratto conto di un mio amico, che aveva fondi in Veneto Banca , riportare 720 euro, da un capitale di 17500 euro, fa impressione !!!.
    Chi ha truffato i cittadini onesti , DEVE andare in galera, anche se nulla tenente. Propongo i “Piombi” di Venezia, che per personaggi del genere, sono perfettamente agibili.
    Ricordo , quando da bambino, accompagnavo mio padre in banca. Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il direttore era una persona fidata , e la banca prestava denaro alle micro imprese , alle singole persone che armate di buona volontà, volevano costruire la casa. Questa era la realtà di un piccolo paese di provincia. La finanza, cosa ha prodotto ? come ricorderemo questo periodo ? come una terribile camalmità, credo. Stanno creando un deserto !
    Saluti,

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