Brexit: il pesce intanto se ne va. Gli inglesi forse no – di Maria Grazia Enardu

Il Regno Unito ha dichiarato la fine dell’accordo sui diritti di pesca che risaliva al 1964, ben prima dell’ingresso nella UE (1973). Vuole anche estendere diritti di pesca esclusivi entro una fascia di 200 miglia. Il primo paese a reagire, male, è stata l’Irlanda, vicina di acqua, e tra le possibili conseguenze c’è non solo il rimescolamento delle quote di pesca finora messe in atto dai vari paesi in acque EU o britanniche ma anche questioni non da poco come la tutela del mare. Gli inglesi potrebbero infatti decidere di pescare nelle proprie acque in modo insostenibile, e inoltre continuare a pescare, come già fanno tutti, in aree internazionali o in alto mare, ma senza particolari regole.
Se il pesce britannico viene, velocemente, avviato al Brexit, gli umani la pensano diversamente. Ci sono vari sondaggi, autorevoli quanto basta ma comunque indicativi, sulla volontà della maggioranza dei britannici di mantenere la cittadinanza UE. Non si capisce con quali reti. Mentre glli ambasciatori UE che si occupano del Brexit cominciano a preoccuparsi di una curiosa questione: il Regno Unito potrebbe decidere di tornare indietro. Procedura non prevista ma per nulla utopica, e prospettiva di caos assoluto. La Francia in verità ha appena eliminato il Regno dalle pagine dei libri di testo che trattano la UE, ora siamo 27. Bisogna comunicarlo, con garbo, a merluzzi e sardine, con il rischio di un massiccio esodo verso acque UE, alla ricerca di asilo ma anche di un minimo di certezza giuridica.

Un commento a Brexit: il pesce intanto se ne va. Gli inglesi forse no – di Maria Grazia Enardu

  1. Bull 4 luglio 2017 at 20:41 #

    Tornare indietro????? Ci siamo finalmente liberati di un branco di approfittatori e vogliamo riportarceli in casa???? Ma siamo impazziti???????

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