A Gerusalemme c’è un triangolo: bloccato e inclinato – di Mariagrazia Enardu

A Gerusalemme ci sono stati gravi disordini intorno alla spianata delle Moschee (ex Tempio ebraico). Palestinesi uccisi, coloni ebrei pure. Il governo ha messo metal detector agli ingressi, toccando il secolare status quo. Poi un brutto incidente in Giordania, Netanyahu e re Abdullah sono in crisi seria. Bibi ha fatto marcia indietro e tolto i detector, ma questo è solo l’inizio. La terza intifada, dei coltelli, va avanti dal 2015, a fasi. Se tocca la spianata fa un salto di qualità da cui non si torna indietro. Israele accusa il fondamentalismo islamico, il terrorismo etc. E’ vero che masse di palestinesi devoti vogliono pregare lì ogni venerdì ma non è esattamente religione: è spazio. Uno spazio sacro non solo per le moschee ma perché è il simbolo ultimo e perfetto della terra prima perduta e poi erosa giorno per giorno dagli insediamenti, nel West Bank e neii quartieri intorno a Gerusalemme. Per quello spazio, dove i palestinesi dicono di sentirsi liberi (non c’è l’esercito) faranno tutto.

La società palestinese è molto giovane. Nel West Bank il 58% ha meno di 24 anni (a Gaza, il 66%). Nati dopo tutto (Oslo 1993 etc), sono in lotta perché non vedono vie d’uscita. Non solo l’occupazione, crescente, ma nemmeno uno straccio di democrazia. Le uniche elezioni sono del 2006, da allora Israele, l’Autorità Palestinese e pure Hamas convergono nel rimandarle, non le vuole nessuno. Cosa dovrebbero fare quei giovani? Alcuni prendono un coltello e ammazzano, i più vogliono pregare alle Moschee ma Netanyahu vieta l’accesso ai giovani e biasima Abu Mazen, che a modo suo occupa anche lui – collaborando in tema di sicurezza. E’ una situazione incontrollabile mentre una imperfetta forma di lotta non violenta si fa strada. Esattamente la lotta contro cui Israele è inerme e lo sa. Intanto, Bibi è ostaggio della destra estrema, gli servirebbe una spinta esterna che però non c’è.

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