Terrorismo a teheran: una pista al buio – di Maria Grazia Enardu

L’Iran sciita è da decenni considerato uno stato terrorista. Lo dicono americani, israeliani, sunniti vari. Gli eventi più importanti sono le bombe in Argentina contro l’ambasciata di Israele (1992), la comunità ebraica (1994). Poi obiettivi americani in Medio oriente, compresa una nave (2015). Per quel che si sa, l’Iran agiva a volte per interposto soggetto, Hezbollah etc. Gli episodi più misteriosi, perché i sauditi hanno rivelato pochissimo, furono le due battaglie tra pellegrini sciiti e polizia saudita negli enormi passaggi sotterranei della Mecca (1979 e 1987). L’Iran repubblicano aveva molti nemici, arabi e occidentali, e soprattutto dopo la guerra iniziata da Saddam Hussein e appoggiata dagli occidentali (1980-88), che causò almeno mezzo milione di morti, decise di usare altri mezzi. La notizia degli attacchi a Teheran, bombe nel mausoleo di Khomeini e fucilate nel Parlamento, porta il terrorismo nel cuore della capitale, che si riteneva quasi intoccabile. Lungo la linea di sutura, ingovernabile, tra Iran e Iraq, è successo di tutto ma non a Teheran.
L’Iran è una società relativamente chiusa, organizzare qualcosa del genere è assai complesso, ma ci sono persone in grado di farlo. O per denaro o per convinzione ma in ogni caso devono muoversi con facilità. E questo lascia logicamente pensare a quel 10% circa di iraniani sunniti (arabi e non solo) del sud-ovest, curdi del nord. Il primo gruppo è probabilmente il maggiore sospetto, proprio perché il confine con l’Iraq è di difficile controllo. Meno probabile, ma non da escludere, un qualche movente interno. La rielezione del presidente Rouhani ha deluso molte forze conservatrici, che possono aver agito. L’obiettivo del Parlamento e soprattutto il luogo della memoria della Grande Guida spirituale lasciano pensare, come si diceva da noi, a menti raffinatissime. In ogni caso per gli iraniani, di qualunque orientamento politico e religioso, è uno shock e seguirà reazione, dentro o fuori, lo vedremo. La decisione saudita di colpire il Qatar, perché poco allineato e troppo filo-Iran, ha da giorni scaldato lo scenario del Golfo Arabo o Persico che sia. Gli attacchi a Teheran vanno visti nel contesto del confronto, irrefrenabile, tra le due sponde, quella saudita e quella iraniana. E non finirà, anche se con la fine del Ramadan (24 giugno) si dovrebbe chiudere il periodo più pericoloso e più “attivo” per tanti fanatici.

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