Lettera aperta al ministro Minniti – di Stefano Balassone

Siamo totalmente favorevoli alla sua politica di accoglienza che ci pare sia ferma che attiva, nonché alla concessione dello ius soli nei termini, per il poco che ne capiamo, previsti dalla legge che si sta facendo strada al Senato. Detto questo, siamo anche completamente d’accordo con il Giuliano Ferrara che ieri lamentava la zuccherosità della comunicazione “a favore”. Perché, anche se detestiamo le maschere pubbliche di Salvini e Grillo, non pensiamo che attorno allo ius soli sia in corso il derby fra buoni e cattivi, ma che piuttosto abbiamo a che fare con problemi grossi ai quali ognuno reagisce come sa e come può. E quello zuccherò non tempera affatto l’allarme sociale, anzi, mentre qualche “fatto comunicativo” potrebbe essere assai utile.
Ad esempio, è ovvio che un’orda di mendicanti spaventa mentre uno stuolo di individui impegnati a fare qualcosa di utile rende ottimisti. E così, molti di quegli aitanti ragazzi messi a presidiare le uscite di bar, supermercati etc per raccogliere le monetine della compassione nel cappellino da baseball, hanno avuto la buona idea di cambiare il posizionamento nel nostro immaginario, e a tal fine si sono dotati di sacchi neri, scopa e paletta per tenere puliti pezzi di marciapiedi, e dintorni di cassonetti. Con le cassette delle offerte-compensi che non faticavano a riempirsi perché a Roma ormai siamo al “fai da te”.
Ultimo, ma ancor più importante, il rapporto fra quegli immigrati e la popolazione, passava dal piano del sentimentalismo (dove regnano bontà o spavento) a quello dell’utilità, che lascia freddo il cuore, ma struttura un vero inizio di convivenza. Un passo a nostro avviso, sostanziale -alla faccia dell’idiotismo dei mass media- per vedere oltre l’emergenzialismo.
Senonché, da qualche giorno molti stanno dismettendo le ramazze e sono tornati a protendere il cappellino. Uno di questi, da noi rimbrottato davanti alla Conad, ci ha detto che a farlo smettere di spazzare (“non puoi fare questo”) è stata una pattuglia della Polizia (quella in divisa blu che lavora per Montalbano, non i pizzardoni né i carruba). E lui, da buon clandestino, si è affrettato a rimettersi l’abito del mendicante, più gradito alle Forze dell’Ordine, anche se quel mendicare determina ostilità sociale (la nostra di sicuro) e quindi disordine.
Ragion per cui sarebbe bene, caro Ministro Minniti, che lei fornisse alle pattuglie regole di ingaggio meno autolesioniste, per tutti noi.
Con osservanza

 

Left wing

7 Commenti a Lettera aperta al ministro Minniti – di Stefano Balassone

  1. Bull 22 giugno 2017 at 11:56 #

    Provate ad entrare in Australia senza documenti in regola, poi fatemi sapere.

  2. andrea dolci 22 giugno 2017 at 12:36 #

    Egr. Dott. Balassone, ammetto di provare una sorta di invidia perchè Lei ha il privilegio di vivere in una sorta di Eden. Venerdì ero a Monza e ho lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento. Due simpatici ospiti privi di ramazza e paletta, mi hanno fatto capire che se volevo mantenere integra la carrozzeria, potevo lasciare a loro il resto della macchinetta. Dove vado a fare al spesa, non trovo allegri ragazzotti che mantengoo puliti i piazzali, ma un gruppetto di ospiti che “invita pressantemente” le donne, soprattutto anziane, a donare qualche spicciolo.
    Con questo non voglio dire che tutti gli immifrati siano brutti sporchi e cattivi ma sarebbe anche ora che ci interrogassimo su certi fenomeni, magari uscendo dalla becera e demenziale ideologia per cui tutti gli uomini sono buoni e l’unica funzione che ha lo Stato è quella di rimuovere le casue economiche che trasformano angeli in delinquenti. Magari potremmo iniziare a chiederci se l’aver depenalizzato l’accattonaggio, grazie alla solita demenziale sentenza della Corte Costituzionale o forse grazie alla solita demenziale “Costituzione più bella del monfo”, non abbia spalancato le porte all’iimigrazione economica. Tra l’altro era già successo ai tempi delle ondate albanesi e rumene quando la gente veniva qui tanto in qualche modo sbarcava il lunario.
    Allora io quello che mi aspetto da un paese serio, nè “buonista” nè “cattivista” ma serio, è una assoluta distinzione tra rifugiati e migranti economico con assoluta apertura ai primi e assoluta chiusura ai secondi a meno delle reali necessità occupazionali del paese. Quello che mi aspetto da un paese serio è che si adegui al resto d’Europa e rinforzi il reato di immigrazione clandestina sostituendo l’idiota e inutile sanzione pecuniaria inventata dal governo Berlusconi e la sostituisca con la detenzione fino ad avvenuto reimpatrio come avviene in quasi tutti gli altri paesi europei. Quello che mi aspetto da un paese serio è che imponga alle navi delle ONG di rispettare le leggi e perciò di attraccare nel porto più vicino al punto di raccolta dei naufraghi e non di portarli in Italia perchè siamo la Terra dei Cachi.
    L’immigrazione è esattamente come la spesa pubblica: tirare a campare sperando che prima o poi qualcosa succeda e faccia scomparire i problemi conduce unicamente al suicidio.
    Se invece preferiamo continuare a raccontarci che possiamo accogliere senza problemi 200.000 migranti economici all’anno, che i nostri sistemi scolastici e sanitari hanno tutte le risorse necessarie per far fronte alle crescenti necessità, che il dumping salariale non ha riflessi sulla coesione sociale e che bastano una ramazza e una paletta per avere un paese emigliore, non lamentiamoci se Grillo e Salvini raccolgono sempre più consensi.

    • Bull 24 giugno 2017 at 13:29 #

      Posso offrirle un caffè??????

      • andrea dolci 26 giugno 2017 at 11:41 #

        A patto che la smetta di considerarmi craxiano :-)

        • Bull 28 giugno 2017 at 11:17 #

          :-)

  3. andrea dolci 22 giugno 2017 at 12:40 #

    Mi scuso per i ripetuti refusi tipografici.

  4. andrea dolci 29 giugno 2017 at 19:44 #

    Altre novitá: Macron si sfila e dice che al massimo prenderá in considerazione solo i rifugiati ovvero il 20% degli arrivi, la discussione sugli accordi di Dublino é stata ulteriormente spostata a non prima del 2018 e il commissario Avramopulos, anzichè richiamare i paesi renitenti al ripsetto degli impegni, riduce tutto alla promessa di soldi per l’Italia ovvero il modello Turchia.
    Crediamo veramente di poterci far carico da soli dei problemi dell’Africa con scope e palette ?

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