La vendetta degli irlandesi del nord contro Londra – di Maria Grazia Enardu

Nel 1169, oltre un secolo dopo aver conquistato l’Inghilterra, i normanni sbarcarono in Irlanda, e da allora, in varie forme, è stata una guerra infinita: schiavitù, colonizzazione, carestie procurate, rivolte, deportazioni, repressioni, terrorismo. Nel 1922 le province meridionali dell’isola divennero indipendenti, mentre a nord rimase l’Ulster, a maggioranza allora protestante, erano discendenti di coloni scozzesi etc. L’Ulster ha visto ogni tipo di violenza e terrorismo, l’esercito britannico sul territorio ma anche lotta non-violenta, poi nel 1998 l’accordo del Venerdì santo (sic): cattolici e protestanti avrebbero condiviso il potere nell’Ulster. Scelta obbligata per i protestanti sia perché i cattolici stanno diventando maggioranza sia perché Londra non ne poteva più. Con il Regno Unito nella UE, il confine tra Irlanda e Ulster era tranquillo, era sparito pure il contrabbando.
Poi è arrivato il Brexit e pure la sciagurata scelta di Theresa May di indire elezioni e di perderle – perché le ha vinte male. Il Brexit unisce tutti gli irlandesi – sud o nord – in una concorde opposizione, non vogliono un confine “duro”. Ha anche avuto il bizzarro effetto di persuadere migliaia di britannici sparsi dovunque a chiedere un passaporto di Irlanda: basta un nonno, si diventa cittadini e si rimane nella UE.

May ora può solo fare un governo di minoranza, ha 317 seggi, e per superare la magica soglia della maggioranza, 326, ha bisogno dei voti dei 10 Unionisti (protestanti) dell’Ulster. Partito reazionario, bigotto e imbrogliato in uno scandalo finanziario che ha messo in forse la condivisione dei poteri. La maggioranza ai Comuni è in realtà più bassa perché da sempre i cattolici dell’Ulster, il Sinn Fein, non vanno a Westminster, per non prestare giuramento alla regina. Hanno 7 seggi, la loro assenza giova molto al governo. Ora protestano che l’appoggio al governo darà agli Unionisti un vantaggio non previsto dal famoso Venerdì santo. Sicuramente porterà soldi all’Ulster, ma già ribollono gallesi e scozzesi, che temono pure gli effetti del Brexit e i mancati sussidi Ue. Dopo quasi un millennio, Londra si trova in ostaggio dell’Irlanda e della sua storia, un vero contrappasso.

 

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