La Fed alza i tassi a breve – di Gianmarco Mensi

Incurante dei pessimi dati su inflazione e vendite al dettaglio della mattina, la Fed ha alzato i tassi a breve, portando i Fed funds a 1%-1.25%, ma soprattutto ha pubblicato i criteri con i quali intende liquidare il portafoglio di 4 trilioni e mezzo di obbligazioni accumulate in questi anni di quantitative easing. Inoltre è stata reiterata l’intenzione di alzare ancora una volta nel corso del 2017 e ben 3 volte nel 2018. Janet Yellen, che dopo ieri sera passerà alla storia perdendo la nomea di perenne colomba, durante la conferenza stampa ha poi delineato nei dettagli il piano di dismissione: si partirà con 10 miliardi per arrivare a regime a 50 miliardi al mese, per un totale massimo di 600 miliardi di dollari all’anno.

Considerando che nel 2018 è ragionevole supporre che la Bce ridurrà i propri acquisti, al momento sui 60 miliardi di euro al mese, qualora la Fed mettesse veramente in pratica il piano Yellen verso la fine del 2018 l’effetto combinato sulla liquidità globale delle politiche monetarie di Usa ed Eurozona potrebbe essere negativo. Si tratterebbe di un inversione di rotta senza precedenti, di quelle che segnano un’epoca. Pertanto il dubitativo è d’obbligo, sia perché la Yellen è in partenza, sia perché nessuno, neppure lei, può sapere cosa accadrà a economia mondiale e mercati finanziari internazionali con la fine dell’era del quantitative easing.

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