Compleanno (50esimo) di un’occupazione – di Maria Grazia Enardu

Cinquanta anni fa finiva la guerra dei 6 giorni. Israele ha festeggiato la vittoria e la conquista del West Bank, e la sua perla più preziosa, Gerusalemme Est. Meno feste per il resto, il Golan e soprattutto Gaza. La guerra ebbe un casus belli chiaro, la chiusura della via d’acqua di Tiran, durò 6 giorni ma in pratica si chiuse in 3 ore, il tempo necessario all’aviazione di Israele per colpire a terra le aviazioni di Egitto, Siria, Giordania. Oltre 400 aerei distrutti, quasi tutti forniti dai sovietici a Egitto e Siria. Ma la Giordania perse i territori più importanti. Cinquanta anni fa cominciava l’occupazione. Il Golan, verde come la Svizzera, il West Bank, che per gli ebrei è la Giudea e Samaria dell’antico Israele, il cuore della loro storia. E il calderone di Gaza. Per 10 anni non ci furono interventi di colonizzazione, salvo casi limitati, poi con il Likud di Begin il West Bank cambiò nome, Giudea e Samaria appunto.

Di occupazioni in giro per in mondo ce ne sono diverse, il Tibet, per dirne una. Ma questa oltre ad essere assai lunga è l’unica da parte di una democrazia. Ci sono state occupazioni di guerra “benefiche” (gli americani in Italia) ma comunque limitate. Qui c’è un’antica rivendicazione e fatti molto concreti, una marea di colonie, oltre 600mila israeliani. Gerusalemme ha il problema di essere stata occupata a Est nel 1967 ma mai riconosciuta a Ovest sin dal 1949. Infatti tutte le ambasciate sono a Tel Aviv. Gerusalemme tutta dal 1967 e il Golan dal 1981 sono stati dichiarati sotto giurisdizione di Israele. In pratica, annessi senza ammetterlo. E’ una situazione terribile, per gli occupati e gli occupanti. L’ex capo del Mossad, Tamir Pardo, la definisce minaccia esistenziale, bomba a tempo. L’unico augurio, che non ci siano altri 50 di questi giorni.

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