Usare la rete come una clava è reato – di Giancarlo Santalmassi


Il cyberbullismo finalmente é reato. È stato un dovere votare la legge, e una volta tanto c’è da dire che è una legge molto ben fatta, oltre che votata all’unanimità. La domanda é: farà capire in fretta che razza di clava ha in mano chi ha accesso alla rete?
Il termine definisce ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. A ciò si aggiunge la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo. Per la prima volta le famiglie non rimarranno sole. Infatti è prevista la stretta collaborazione delle scuole. In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il cyberbullismo (analogamente a quanto previsto per esempio per il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici). Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. Inoltre, anche i minori potranno stendere una denuncia.
In fondo si tiene conto adeguatamente degli anelli deboli della catena sociale. Da sottolineare. Non é accaduto altrettanto nel caso del gioco d’azzardo: nessun riferimento al rischio elevatissimo di ludopatia.

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