Russia, Arabia Saudita, Iran e Trump: tutti in un barile. Di petrolio – di Gianmarco Mensi

A 10 giorni dalla prossima riunione dell’OPEC, i ministri di Arabia Saudita e Russia hanno dichiarato di essere a favore di un’estensione di 9 mesi ai tagli alla produzione del greggio introdotti nel novembre scorso. La riduzione combinata del cartello e della Russia ha sicuramente sostenuto il prezzo del barile, che è rimasto stabile in un intorno dei $50 per la maggior parte del 2017, ovvero un buon 25% più alto di quanto registrato prima dell’implementazione della manovra. Riusciranno sauditi e russi a prolungare questo periodo di calma relativa, stretti tra produttori indipendenti americani pronti ad aumentare l’output di shale oil al primo segno di rialzo dei prezzi e fine imminente della stagione più favorevole per la produzione dei distillati? Forse, ma più che alle intenzioni di Riyadh e Mosca, nel breve il prezzo del petrolio sarà influenzato da quanto accadrà a Tehran, visto che gli iraniani sceglieranno il nuovo presidente la prossima settimana. Qualora l’intransigente Raisi dovesse prevalere su Rouhani, infatti, non è da escludere che l’amministrazione Trump rispolveri la minaccia delle sanzioni economiche.

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