Ragionando su Alitalia….si scopre che…

…non possiamo perdere un’altra grande azienda.
Alitalia rischia di essere paragonata alla maledizione di un qualche
guerriero Atzeco. Ma il giustificato senso di stanchezza, provocato dalle
sue ricorrenti crisi, non può giustificare, a cuor leggero, una sua
definitiva liquidazione. Gli interrogativi sono due: quali impatti avrebbe
la chiusura sul sistema Italia e cosa comporta per Roma. Il trasporto aereo
è il vettore fisico che determina l’intensità delle relazioni e degli
scambi internazionali. Nel breve termine, nessuna compagnia né grande né
low cost potrebbe sostituirsi ad Alitalia per movimentare i sui attuali 24
milioni di passeggeri. Quindi ci sarebbe una riduzione dei flussi verso
l’Italia. Inoltre, per quanto “scassata”, Alitalia è una grande azienda,
perderla equivale a perpetrare la riduzione delle grandi imprese. Molti
problemi derivano da macroscopici passati errori di strategia e da un
certo numero di accordi (Air France-Klm e Air One) che ne hanno
sterilizzato, in seguito, ogni possibile correzione. Con l’arrivo dell’alta
velocità ferroviaria e dei low-cost le compagnie, oggi vitali, hanno
spostato il loro business sul lungo raggio, potenziando la loro flotta in
quella direzione. E’ vero, per il turismo forse non è importante avere una
compagnia aerea nazionale, ma per la struttura economica perderla vuol dire
azzoppare un altro pezzo del terziario, riducendolo a funzioni di
sub-fornitore senza testa e management. Salvo poi lamentarci per i nostri
laureati costretti a fare gli steward con le compagnie low cost.

Non avere più una base d’armamento vuol dire, poi, infliggere a Roma un
altro colpo molto duro a una città che, nel tempo, ha già perso una grande
banca, una grande assicurazione e, inoltre, pezzi di informatica,
d’industria della difesa etc. Conservare la base d’armamento vuol dire
mantenere il know-how, seguire l’innovazione, non essere semplice
fornitore, peraltro senza garanzia di continuità. Fra gli errori che hanno
affossato Alitalia dobbiamo anche considerare quella geniale scelta
politica di lanciare Malpensa, e puntare sul doppio hub Roma- Milano. Tutti
gli Stati Uniti ne hanno 4 e noi pensavamo di poterne alimentare 2. E’
chiaro che la partita è davvero complicata, ma non basta farsi prendere
dallo sconforto e sbagliare ancora. Bisogna puntare sul lungo raggio, dove
non ci sono le low cost. Gli asset sono legati a una buona qualificazione
del personale, derivante da una lunga formazione che non si ricrea
rapidamente. Roma può essere come base di drenaggio di un mercato in
crescita soprattutto in Oriente. Non è molto, ma se avessimo buoni manager
e un po’ d’ aerei, forse…..

Giuseppe Roma

Un commento a Ragionando su Alitalia….si scopre che…

  1. andrea dolci 1 maggio 2017 at 18:12 #

    Ovviamente il fatto che “crescere nel lungo raggio” presuppone di portare via alle altre compagnie quote di mercato è un dettaglio ininfluente. O che il mercato del lungo raggio stia principalmente nel nord-italia e dover trasportare i passeggeri a Roma renderebbe meno attrattiva Alitalia sembra contare poco.
    Giusto per ricordare, Alitalia aveva anche attivato nuove rotte con l’oriente ma poi le ha dovute dismettere causa scarso successo commerciale.
    Io credo che dovremmo guardare in faccia la realtà riconoscendo che Alitalia è un carrozzone privo di un modello di business che perde soldi come un colabrodo, che nessun piano industriale credibile può risollevare l’azienda dal baratro e che al massimo potrà esistere solo come marchio ma all’interno di un’altra realtà industriale.
    Certo, sarebbe bello che i 12 milioni di passeggeri sulle tratte internazionali ( non 24 !) continuassero a volare sotto il tricolore, che la fantomatica base d’armamento restasse in piedi, magari anche senza infondati inni all’innovazione e al know-how, ma al ritmo di centinaia di milioni di ineluttabili perdite annue non ce lo possiamo permettere. Oggi mi pare che l’unico vero problema al di fuori del perimetro specifico d’Alitalia, ce lo abbiamo i subfornitori e gli Aeroporti di Roma ma se è riuscita Malpensa a sopravvivere al de-hubbing, sono convinto che anche Fiumicino saprà superare il momento di difficoltà e i fornitori semplicemente renderanno i propri servizi a chi prenderà il posto della ex compagnia di bandiera, ovviamente a prezzi e condizioni di mercato.
    Un’ultima osservazione.
    Pensare di ribaltare da capo a piedi un’azienda di servizi semplicemente cambiando qualche membro del CDA e comprando qualche nuovo aereo significa essere convinti di trovarsi di fronte ad una crisetta passeggera, idea difficilmente coniugabile con la realtà di almeno due decenni di perdite anche in momenti di mercati altamente favorevoli.
    Concludo il lungo pistolotto con una osservazione sugli hub. E’ vero, il doppio hub fu l’ennesimo colpo all’azienda ma non si ebbe il coraggio di perseguire sino in fondo quella che era l’ovvia scelta di avere il centro dove c’era il business ma se dovessi individuare la nascita del declino Alitalia, andrei a bussare alla porta di quelli che tanti anni fa decisero che uno dei fiori all’occhiello dell’industria nazionale dovesse inchinarsi davanti ai voleri della politica anzichè conquistare i mercati internazionali.

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