Prossima tappa: un garage – di Maria Grazia Enardu

Comey licenziato da Trump

 

Dopo una improvvisa e improvvida lettera di licenziamento firmata da Trump, l’ex direttore dell’FBI James Comey ha risposto finora solo scrivendo ai suoi ex dipendenti. Dice che lavorare con loro è stata una gioia, curioso termine, nel contesto.
Comey prima o poi parlerà, e se ha un obbligo di riservatezza parlerà davanti a una qualche commissione di inchiesta, poi scriverà memorie, ma possono passare anni. Nel frattempo, si può tornare alle tattiche dei giornalisti del Watergate. Woodward, del Washington Post, incontrò diverse volte in una garage buio un uomo alto, autorevole, irriverentemente definito Gola Profonda. Fu così che cominciò la slavina che avrebbe portato alle dimissioni di Nixon e da allora le gesta dei due giornalisti, c’era anche Bernstein, sono il sogno di ogni cronista. Il segnale di incontro era un vaso di gerani spostato, roba di spie di guerra fredda.
Dopo molti anni si seppe che era William Felt, vicedirettore dell’FBI. Il licenziamento di Comey butta tutto l’FBI nel panico, è solo la seconda volta che questo accade – nella prima, William Sessions (1983), c’era una manifesta incompetenza. Ma al di là di quanto si può dire di Comey e soprattutto del suo discutibile ruolo nelle indagini sulle mail di Clinton, un licenziamento con motivazioni bizzarre – proprio l’inchiesta su Clinton, che per Trump è stata grande vantaggio! – significa che ogni agente, in ogni ruolo, sa che potrà essere scaricato senza preavviso. Che deve pararsi sempre le terga. Che una presidenza incompetentemente imperiale è pericolosa, anche sul piano personale. Tenuto conto che l’FBI non è dedito al giardinaggio, tra le sue fila ci devono essere diverse persone che studiano la topografia dei garage della zona, o meglio possono trovare – da professionisti – vari modi di comunicare con la stampa o altri media.
La rete tv americana CBS ha fatto subito un colpaccio: ha spedito una giornalista a una partita di hockey a Mosca, giocava Putin. Vladimir ha detto che la domanda era molto divertente, e che comunque Comey è questione interna USA, Trump aveva diritto a licenziarlo. A Mosca infatti le alternative sono o la Siberia o un colpo di pistola per le scale. Nelle stesse ore il ministro degli Esteri russo, Lavrov, incontrava Trump a Washington. A un giornalista che cercava un commento ha detto: “Comey è stato licenziato? Sta scherzando?”. Minimizzano, ma sarà bene si preoccupino un po’.

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