Prima del secondo turno in Francia, domenica le primarie del nulla: quelle del PD – di Piero Ignazi

Proseguono nell’indifferenza generale le primarie del Pd per la scelta del “nuovo” segretario. Non c’è da stupirsi che il clima attorno a questo evento a volte presentato come elemento identificativo dello stesso partito in una sorta di idolatria della procedura, sia così distratto. Infatti, di cosa si discute? Di poco e nulla, perché è tutto scontato. Non c’è più passione. Siamo di fronte ad un rito che sa di déjà vu, con lo stesso protagonista che per la terza volta in cinque anni solca l’Italia a raccontare la sua visione, come se nulla fosse successo. Questo è il primo punto. Il referendum del 4 dicembre, definito dal segretario del Pd come un appuntamento decisivo per il nostro sistema politico (addirittura usando la stucchevole espressione di “madre di tutte le battaglie” ), è già dimenticato . Un piccolo irrilevante incidente di percorso che non merita neppure di essere menzionato. Lascia esterrefatti come tutto il Pd , non solo Renzi, abbia archiviato e rimosso quella sconfitta e, peggio ancora, quella alle amministrative di Torino e Roma con le la rivolta delle periferie contro il partito. Di questo non c’è traccia. Eppure il problema di recuperare le persone che vivono in condizioni disagiate e che hanno voltato le spalle al partito dovrebbe appassionare simpatizzanti, iscritti e dirigenti di un partito di sinistra . Sorge il sospetto che questi elettori poveri, marginali, poco acculturati e informati, non interessino più di tanto al Pd, e men che meno alla leadership renziana. E che quindi sia in atto una silenziosa mutazione genetica del Pd in partito “centrista-borghese”. Nulla di male, ovviamente. Vi sarà qualche altra fuoriuscita a sinistra ma, in fondo, meglio che questa posizione centrale dello schieramento politico venga occupata da un serio partito riformatore-moderato piuttosto che venga lasciata in mano ai populisti berlusconiani oggi travestiti da agnellini ma con ancora dentro un bel pelo lupesco. Questo sì, sarebbe un tema degno di discussione e riflessione. E invece nel partito regna una morta gora.
Ma non è solo l’irrilevanza sostanziale dei temi in discussione a sconcertare : è anche l’assenza di una vera competizione ad abbassare ai livelli minimi l’ attenzione. Il segretario uscente – e rientrante – ha infatti il sostegno corale della “nuova” ditta, che ha sostituito Bersani sul suo marchio adottando, al suo posto, quello renziano. Infatti, come dimostra l’attenta analisi condotta dal gruppo di ricerca “Questione Primarie”, la quasi totalità dei segretari di federazione (il 95%!) appoggia Renzi, e così fanno più dei due terzi dei segretari regionali e dei parlamentari. La classe dirigente si è schierata compatta con il leader. Orlando ed Emiliano raccolgono le briciole di quello che alcuni , un tempo, definivano sprezzantemente “l’apparato” (ma oggi, guarda caso, lo ignorano… ). Le chances dei due contendenti sono però appesantite da altri fattori: da un lato, l’ incerto profilo di Orlando emerso improvvisamente alla “politica” dopo lunghi anni paludati e istituzionali, e dall’altro la perifericità, nel partito e nell’opinione pubblica di Emiliano. Il governatore pugliese poteva irrompere sulla scena con una carica di innovazione maggiore rispetto agli altri, ma le primarie organizzate in tutta fretta gli hanno impedito di “crescere” nell’opinione pubblica. E in effetti l’abilità tattica di Renzi ancora una volta ha fatto la differenza. Organizzare subito la competizione interna senza farla precedere da mesi di confronto pubblico, contrariamente a quanto avvenuto nelle occasioni precedenti, ha bruciato i riflettori che potevano accendersi su suoi avversari. L’ex premier è rimasto padrone del campo. Ma gli spettatori stanno abbandonando gli spalti. Anche perché non capiscono bene quale gioco si stia giocando. Quello che riporta le lancette dell’orologio a quattro anni fa, al momento dell’irruzione della rottamazione, o quello della continuità-restaurazione della nuova ditta renziana?

Un commento a Prima del secondo turno in Francia, domenica le primarie del nulla: quelle del PD – di Piero Ignazi

  1. manlio brusatin 24 aprile 2017 at 19:56 #

    Maurizio Guandalini in Huffington Post: ” Macron come Renzi” dà francamente una risposta molto più ‘culta’ dell’articolo di Piero Ignazi .
    Per ora l’unica cosa che interessa veramente agli sto(r)ici: è che Macron sia il politico più giovane dopo Napoleone. Il generale Bonaparte nella Campagna d’ Italia (1796-7) aveva ventisette anni,
    era alto 1 metro e sessantanove… e parlava bene l’ italiano. Prosit.

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