Ma di che tap parliamo?

 

E’ strana questa protesta «ambientalista» contro il gasdotto Azerbaigian-Italia. E’ strana perché il metano è il meno inquinante dei combustibili fossili: non c’è paragone con il petrolio o con il carbone, che alimentano, per esempio, le due centrali elettriche di Brindisi (tra le più inquinanti d’Europa) e l’Ilva (la più grande acciaieria europea, produttrice incontrollata di cancerogeni e di diossina).
Il gasdotto – un tubo del diametro di 90 centimetri, a 10 metri di profondità – sboccherà nell’entroterra, a 8 chilometri dalla costa. Ma ci sono gli ulivi sul tracciato e bisogna fare attenzione. Giusto. Infatti ne sono stati espiantati 211, e saranno tutti ripiantati. E’ la Xylella il nemico degli ulivi, non il gasdotto. Come non lo sono i 38 chilometri del nuovo troncone Basilicata-Salentodell’Acquedotto pugliese (diametro del tubo 1,40 metri) che ha comportato l’eradicazione (provvisoria) di 2.500 ulivi e che è stato inaugurato proprio da Michele Emiliano. Con un discorsetto opposto a quelli che egli fa per alzare la temperatura del gas.
Con Emiliano, contro il gasdotto, c’è anche Vendola, che durante il suo «decennio» ha regalato alla Puglia assurde discariche, pale eoliche e pannelli fotovoltaici come da nessun’altra parte, con espianto (perenne) di migliaia di ettari di uliveti e vigneti. Senza che Emiliano, e l’altro caballero della protesta anti-gasdotto, Grillo, abbiano emesso un solo sospiro per le campagne e il paesaggio scempiati.
Si poteva far approdare il gasdotto a Brindisi, dicono Emiliano & Co. Fingendo di non sapere che dire Brindisi significa dire mai, perché per la Direttiva Seveso III, la città è «area a rischio di incidente rilevante». E allora ecco che «in Azerbaigian non vengono rispettati i diritti umani». Come se Cina, Kazakhstan, Arabia Saudita, Nigeria, Algeria e tanti altri nostri partner commerciali fossero democrazie liberali. Infine, la mafia. Poteva mancare la mafia del gas azerbaigiano, con un tubo che attraversaGeorgia, Turchia, Grecia, Albania? Certo che no. Ma se anche questo non bastasse, ecco la domanda jolly: chi ha interesse a fare «quel» gasdotto? E se invece ci chiedessimo: chi ha interesse a «non» fare il gasdotto, che, guarda caso, non attraverserà la Russia e perlomeno non farà di Italia e Ue una specie di Ucraina?

 

Paolo Vulpio

Corriere della Sera

Un commento a Ma di che tap parliamo?

  1. andrea dolci 3 aprile 2017 at 21:37 #

    Oramai la malafede di certi persnaggi è diventata palese. Invito chi ha tempo da perdere a visionare il Piano Energetico del M5S per capire che un tale concentrato di ignoranza e superficialitâ non può essere frutto del caso.

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