Il calendario 50 anni dopo – di Maria Grazia Enardu

Giugno 1967

Nel giugno del 1967, con una guerra di soli 6 giorni, anzi di sole 3 ore, Israele vinse contro Egitto, Siria e Giordania. 3 ore bastarono infatti per distruggere a terra, la mattina presto, le aviazioni nemiche, dopodiché gli israeliani avanzarono perché erano gli unici ad avere copertura aerea.
Da allora sono successe molte cose e sono morti in tanti. Israele è l’unica democrazia che sia stata anche stato occupante per ben 50 anni. Ma d’altra parte, moltissimi israeliani pensano che non è stata una conquista bensì un ritorno, all’antica Giudea e soprattutto a Gerusalemme (est). Ci sono state guerre, intifade, ogni genere di attentato e di repressione, e da tempo aspettiamo il 2017 con fiato sospeso. L’anniversario infatti ha ben 3 date: quella del calendario “comune”, ovvero il 5 giugno. Quella ebraica, che quest’anno sarà intorno al 22 maggio. E in teoria anche una mussulmana, ma non la usano, si rifaranno al calendario comune. Due giorni dopo, altra data importante. Il 24 maggio, che corrisponde al 7 giugno del 1967, sarà rumorosamente celebrato dagli israeliani il Giorno di Gerusalemme, con parata, marcia etc. Il 27 maggio, secondo il calendario islamico che è a base lunare quindi mobile, inizia il mese di Ramadan, che a Gerusalemme vede folle di fedeli riversarsi sulla spianata delle Moschee, ex area del Tempio ebraico. Sarà un settimana di passione.
Peraltro, il 2017 è un concentrato di anniversari. 120 anni dal primo congresso sionista di Basilea. 100 dalla Dichiarazione Balfour, che riconobbe agli ebrei il diritto di immigrare in Palestina. 70 dal piano di spartizione dell’ONU, che avrebbe dovuto vedere 2 stati, ebraico e arabo. 40 dall’arrivo al potere in Israele della destra e anche della visita di Sadat a Gerusalemme, che portò al trattato di pace tra Egitto a Israele, ma non riuscì ad avviare una trattativa tra israeliani e palestinesi. 30 anni dalla prima intifada. Ma l’anniversario più pericoloso è quello del 1967, in 50 anni sono nate tre generazioni di palestinesi senza speranza. Perché Israele chiude intanto costruisce, e perché i leader palestinesi non sanno muoversi, divisi come sono. Pochi giorni fa, sul New York Times è arrivata una sorta di chiamata alle armi, che non va sottovalutata. Da anni tra i palestinesi gira l’idea di usare metodi non-violenti, ci sono anche stati scioperi della fame che hanno creato difficoltà a Israele, ma erano gesti di singoli che protestavano contro la detenzione amministrativa: in galera senza sentenza. Oggi Marwan Barghouti, in carcere con diversi ergastoli perché è stato capo della fazione armata di Fatah, ha pubblicato un articolo e annunciato lo sciopero della fame nelle carceri. Pare siano 1200 e in crescita. Basta guardare il calendario per capire che la decisione è legata alle date: da qui al 22 maggio c’è un mese abbondante, e mentre Israele celebrerà la vittoria, molti palestinesi saranno messi male. Barghouti e gli altri hanno ferma intenzione di rovinare la festa. E speriamo che le proteste palestinesi siano solo in questa chiave, il rischio di attentati con armi varie (coltelli, auto) è costante, e anche scontri tra polizia e cortei vari, ma nulla può avere impatto come una grande protesta nonviolenta. Barghouti è considerato l’unico vera figura per la successione a Abu Mazen, però sta in galera e viene paragonato a Mandela. Con lo sciopero ha deciso di fare una mossa dirompente, dettata anche dal calendario.
E sempre dalla Palestina arriva una piccola notizia: 5 studenti universitari di Sebaste (vicino a Nablus, nel West Bank) hanno inventato due mesi fa, per scherzo ma sul serio, il tour dell’asinello. Mettono turisti a cavallo (?) di un ciuchino e li portano in giro, 7 ore e colazione compresa, prezzo assai modico. Così si vedono le cose, c’è tempo per parlare, si esce dal mondo frenetico per poche ore. Un’iniziativa bella e tenera, paziente come un ciuchino, e siccome la notizia è arrivata durante la nostra Pasqua l’accostamento immediato è a un certo viaggio su asina bianca che portò un giovanotto della Galilea a Gerusalemme. Lui finì male ma divenne molto famoso, anche come teorico della nonviolenza sia pure con alcune deviazioni pratiche (mercanti del Tempio etc). Che i ciuchini di Sebaste portino tutti sulla giusta v

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