Cinica e meschina – di Maria Grazia Enardu

La Russia d’oggi

Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, uno dei migliori che il paese abbia avuto dagli Zar a oggi (senza alcuna ironia) ha manifestato tutta la sua indignazione. Ha detto che chi sostiene l’esistenza di un legame tra la bomba del metro di San Pietroburgo e il ruolo russo in Siria è “cinico e meschino”. Due parole precise, quasi freudiane. Tecnicamente false e vere allo stesso tempo. Non c’è un singolo legame ma una rete e la rabbia di Lavrov arriva assieme alla notizia della strage di bambini a Idlib, da aerei che hanno scaricato gas nervino, il sarin. Isis e ribelli fanno di tutto, hanno anche armi chimiche ma non hanno aerei. Quindi o erano di Assad, o erano russi. Non credo che i russi siano tanto stupidi da fare una cosa del genere, ma tengono su Assad e quindi potrebbero impedirgli di sorpassare certi limiti. Se così non fosse, la Russia sarebbe a rimorchio di Assad – è questo che Lavrov è disposto a sostenere? I russi hanno poi affermato che gli aerei avrebbero colpito depositi di gas nervino tenuti dai ribelli. Una singolare coincidenza, oppure un’ottima mira che fa lo stesso: si sparge gas. Ma nessuno è disposto a credere che i ribelli avessero depositi di sarin.
Russia e mussulmani, intesi più come nazionalisti che devoti all’Islam, sono in guerra da oltre un secolo. In Cecenia e nel Caucaso, oltre in Asia centrale nell’800. Durante la Seconda guerra mondiale, Stalin deportò i tartari di Crimea e molti morirono. L’Afganistan degli anni ’80 e la Cecenia degli anni ’90 sono gli ultimi capitoli. Ma la Siria non c’entra, o meglio se fosse un paese buddista e Assad un lama siriano, i russi lo sosterrebbero lo stesso. Perché nulla ai loro occhi è prezioso come il porto di Tartous, l’unico di cui dispongono nel Mediterraneo. Proprio nella regione degli alawiti, minoranza di cui fa parte Assad e che potrebbe essere l’unica cosa da salvare di una Siria disgregata. Certo, le notizie dalla Siria corrono nel mondo mussulmano, e si intrecciano alle debolezze degli stati ex URSS, ai malumori dei mussulmani, alla voglia di restituire ai russi un colpo. Pare che l’attentatore di San Pietroburgo sia uno studente del Kyrgyzstan, ex repubblica sovietica ora assai fragile. E chi ha deciso di colpire la vecchia capitale, città di origine di Putin, proprio nel giorno in cui il presidente era in visita cercava di fare davvero male, non alle vittime ma a zar Vladimir. Tornando a Lavrov, l’ipocrisia e la manipolazione sono strumento politico da sempre. Non credo ci sia un limite, c’è però un punto oltre il quale chi ascolta è incredulo e si stura le orecchie. Lavrov ci è arrivato, il che vuol dire che la rabbia del suo padrone è totale, e questo gli farà commettere errori. L’anno prossimo si vota in Russia, Putin aveva promesso al suo popolo un’economia in piedi e la sicurezza. Tutto va male e la politica estera gli serve da stampella, purtroppo funziona meglio con gli anziani che non con i giovani. La definirei una politica cinica e meschina, copiando da un maestro.

 

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