180°, la giravolta di Donald – di Maria Grazia Enardu

E adesso, Vladimir?
La mossa di Trump sulla Siria era imprevedibile, così è l’uomo, l’unica cosa certa è che dice (e fa) tutto e il suo contrario. A differenza di molti politici, non ha paura di contaddirsi, anzi questo lo aiuta a rimanere al centro della scena.
I missili sulla Siria sono partiti mentre Trump era col presidente cinese Xi, informato solo a cena conclusa. Non l’ha presa bene, è un messaggio politico inequivocabile su tante cose e Corea del Nord in particolare, inoltre per i cinesi ogni imprevisto è una rottura del protocollo, uno sgarbo. Se ne farà una ragione, gli antichissimi testi cinesi di guerra e politica spiegano che ogni nuovo evento può essere sfruttato al meglio. Vedremo, Trump andrà in Cina entro l’anno.
Alleati e amici degli USA hanno reagito positivamente, fermo restando che l’azione USA è illegale per il diritto internazionale. La rappresaglia può scattare, giustificata e commisurata, solo come azione di autotutela. Il gas su Idlib ha ucciso civili siriani, compresi i “beatiful babies” su cui si è commosso Trump. Ma non abbastanza da far entrare in USA famiglie di siriani, Trump è il classico coccodrillo. Tra gli alleati i più pensosi sono Turchia, Israele, Arabia Saudita. La Turchia perché Erdogan ha accusato tutti per il tentato colpo di stato, americani compresi (Obama, in verità) e perché la questione curda, trasversale a 4 paesi, vede i curdi siriani e iracheni appoggiati dagli USA ma sempre detestati dai turchi. L’Arabia Saudita, dopo due costosissimi anni di inutile guerra nello Yemen, ha paura di qualsiasi terremoto di nome Donald. Israele si è detto assai contento e mente. Assad è per loro una sicurezza, i vari assetti regionali sono in pericolo e Israele vuole mantenere lo status quo. Trump è troppo imprevedibile, domani potrebbe decidere che l’occupazione israeliana richiede un approccio diverso, o comunque fare qualcosa che giova agli USA e danneggia Israele. Perché così fa una superpotenza, con o senza Donald.
La mossa anti-Assad è stata disegnata dai militari, il nucleo forte dell’ancora incompleto governo Trump. La palla è ora nel campo di Putin, che credeva di avere un amico alla Casa Bianca. Tra le dimostrazioni di piazza che si sono viste a Mosca, l’attentato a San Pietroburgo (sua città), e questa botta in politica estera, Vladimir deve riacquistare smalto. Ha anche violato, se ne è avuta notizia due mesi fa a Trump appena insediato, il trattato sui missili di medio raggio. Cambia la situazione strategica dell’Europa, in particolare dei paesi ex comunisti e del Baltico, area dove Putin da tempo mostra muscoli. Tanto che la neutrale Svezia ha reintrodotto la leva obbligatoria, troppi aerei e sottomarini russi in giro. E poi c’è l’Ucraina. La domanda non è cosa farà Trump ma cosa farà Putin, che non ha e non vuole fama di imprevedibile.

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