Sturgeon contro May – di Maria Grazia Enardu

Il duello May-Sturgeon: uscire da UE
Era dai tempi di Elisabetta I e Maria Stuarda che non si vedeva un confronto così duro, tutto femminile (almeno all’apparenza), l’unica differenza è che non dovrebbe essere mortale. Maria Stuarda venne attirata a Londra, chiusa nella Torre e decapitata (1587). Aveva commesso tradimento, secondo gli inglesi, cioè la Scozia si appoggiava troppo alla Francia, costringendo l’Inghilterra a dover sorvegliare due fronti. Tra una esecuzione e un Atto di Unione, gli inglesi risolsero il problema. Fino ad oggi, perché ora la Scozia non guarda alla Francia ma all’Europa intera, non vuole uscire dalla UE solo perché Londra lo impone. Gli scozzesi hanno prima votato per rimanere nel Regno (2014, 55%) e poi contro il Brexit (2016, 62%). Non immaginavano di rimanere in trappola. Il confronto ha vari nodi, e a renderli più complicati ci sono anche i termini, per noi intraducibili. Theresa May è Prime Minister del Regno Unito, Nicola Sturgeon è First Minister di Scozia. Impagabile.
Sturgeon vuole rimanere dentro la UE, è decisa a lanciare un referendum secessionista, May non vuole dare il consenso, legalmente necessario. Non è chiaro cosa accadrebbe se il referendum si tenesse lo stesso, in nome di quella cosa che si chiama democrazia. Sturgeon accusa May non solo di volere il Brexit ma di essere decisa sulla linea del Brexit duro. Questo è meno vero, May lo dice soprattutto per pura strategia, ma la palla è anche nel campo della UE, che potrebbe punire il Regno Unito dandogli il Brexit hard. Molti vogliono un voto parlamentare o popolare dopo il negoziato e prima della firma finale, e su questo consumeranno energie infinite, ma sempre inferiori a quelle richiesta da una trattativa monstre. Con la Ue intera e poi con i 27 membri, ognuno dei quali ha la sua sberla e la sua trattativa con Londra. E le decisioni Ue devono essere unanimi, quindi il ricatto anche di uno solo è previsto, inevitabile.
A Edimburgo dicono che loro vogliono restare dove sono, nella UE, magari mollando Londra. Da Bruxelles alcuni dicono che non si può. Che dopo il Brexit (collettivo) la Scozia può chiedere di rientrare, ma sarebbe in fondo alla fila, come il Montenegro, Albania etc. Questo non per avversione alla Scozia ma perché alcuni stati (Spagna) sono terrorizzati dal separatismo catalano o basco e non vogliono staterelli “fuoriusciti” dentro la UE. Ora, il paragone con il’Albania è ingiusto. E’ vero che la Scozia, da sola, potrebbe non avere i parametri economici di prima, ma sicuramente sta messa meglio di Tirana. Inoltre, questa è la prima volta che un paese UE esce, nel frattempo ha applicato (malvolentieri) la normativa Ue, quindi automaticamente in Scozia sono in vigore tutte le norme Ue. Aspetto non da poco, visto che uno dei maggiori problemi delle candidature ex novo è il famoso “acquisto comunitario”, l’insieme delle norme da inserire nel proprio ordinamento. I poveri scozzesi sono molto in regola, non ultimi arrivati.
Il duello May-Sturgeon è determinante, ma sullo sfondo ce n’è un altro. Anche l’Irlanda del Nord è contraria al Brexit (53%, i cattolici e non pochi protestanti). Il governo di un’altra First Minister, la signora Foster è in crisi per uno scandalo finanziario, ha perso le recenti elezioni. Ma il Sinn Fein, guidato dalla signora O’Neill, non ha intenzione di fare sconti agli alleati di May, ci potrebbero essere nuove elezioni. Tutto il nord ribolle.

Un commento a Sturgeon contro May – di Maria Grazia Enardu

  1. P. M. Santore 15 marzo 2017 at 17:21 #

    La Scozia è una regione sussidiata dalla Gran Bretagna, che spende per ogni Scozzese un 19% in più di quanto spenda per ogni Inglese. Questa è una delle ragioni di fondo per cui gli indipendentisti persero nel 2014 il referendum, nonché, qualora venga concesso un secondo referendum, un grosso problema per le ambizioni degli indipendentisti. Altro “problema”: il 60% circa delle esportazioni scozzesi è verso il resto della Gran Bretagna, mentre solo il 4% è verso l’UE.

    Dopo di che, si può anche scrivere di una Scozia rimasta nella “trappola” dell’unione e del brexit, ma ciò, a mio umile modo di vedere, considerando i due dati economici citati, è solo un’immagine pittoresca e nulla più.

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