S’è spento il Sole

Se c’è un simbolo concreto della decadenza della nostra categoria imprenditoriale questo è il giornale di cui è proprietaria: il Sole24ore. L’irruzione della guardia di finanza nella sede prestigiosa progettata da Renzo Piano ha fatto cadere il velo di ipocrisia che celava le magagne dell’ex importantissimo quotidiano finanziario ed economico.
Questa discesa agli inferi ha una precisa data di nascita. Anni duemila, presidenza dell’industrisle napoletano Antonio D’Amato.
Sino ad allora l’autorevolezza del giornale era preservata gelosamente da un principio molto semplice: la struttura politico-giornalistico-manageriale rimaneva impermeabile e immune ai cambiamenti di governance della proprietà. Qualunque fosse la maggioranza e chiunque il presidente di confindustria il direttore rimaneva lo stesso. Si risponde solo dei risultati e non agli umori. Analisi economiche, finanziarie, scenari, prospettive erano fondate sulla solidità culturale dei suoi giornalisti invece che delle aziende. E l’indipendenza dei contenuti ne avevano fatto un punto di riferimento internazionale. Non solo era il terzo-quarto giornale italiano, ma anche il quotidiano economico-finanziario più diffuso in Europa.
La storia della sede milanese di via Montegrappa fu un campanello d’allarme. Era costata molto e il peso gravava sui bilanci dell’editoriale. E che ti fa la proprietà? Vende il palazzo pregiato per pareggiare i conti per un anno e paga un affitto non indifferente per restarne inquilino.
E prima di quotarsi in borsa.

Ma il danno maggiore fu politico, introdotto da Antonio D’Amato. Eletto presidente, nominò un nuovo direttore. ”RAIzzo’ il Sole. Da quel giorno come la Rai dopo ogni elezione cambia i direttori, così al Sole, ogni presidente decideva il nuovo direttore.
Così il Sole cessò di essere il luogo neutro dell’indipendenza di giudizio, su problemi oggettivi, per diventare l’espressione degli interessi di un gruppo o di qualcuno. Le copie cominciarono a scendere vertiginosamente (nonostante uno spin di successo come Radio24).

Fino al patatrac di questa settimana: gli interessi erano privatissimi, al punto di produrre appropriazioni piuttosto indebite, falso in bilancio e un mostruoso passivo.

C’è solo da attendere la fine del lavoro dei magistrati. Ma intanto è bene liberarsi subito, per conservare un minimo di credibilità, del direttore responsabile: del giornale e dei reati scoperti.

Giancarlo Santalmassi

3 Commenti a S’è spento il Sole

  1. Ilaria V. 12 marzo 2017 at 17:14 #

    C’è materiale per Dostoevskij: situazioni, circostanze, personaggi e persone. E i tempi lunghi di maturazione di questo tramonto. Soprattutto, nessuna redenzione.

  2. Antonio specchia 13 marzo 2017 at 07:21 #

    Un paese oltre. Oltre il limite del recuperabile.

  3. andrea dolci 14 marzo 2017 at 19:24 #

    Indubbiamente Amato rappresentò un svolta in termini di collateralismo e di esposizione su temi politici però credo che nello sfascio attuale pesi molto di più il cambio genetico di Confindustria che una volta rappresentava le industrie private con FIAT e Assolombarda in testa mentre ora è in balia di ENI, ENEL, Ferrovie dello Stato e Poste, ovvero del parastato e dei suoi manager lottizzati.
    Estremizzando potremmo concludere che Confindustria è la riprova che nel nostro paese la mano pubblica trasforma in guano tutto ciò che tocca.

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