Il Sole offuscato

La crisi del Sole 24 Ore è anche una crisi di Confindustria, dove opposte fazioni si fronteggiano da tempo. Ma su una cosa sembrano d’accordo. Confindustria non manca occasione di lasciar trapelare che qualsiasi soluzione di ricapitalizzazione dei disastrati conti del quotidiano non deve mettere in discussione il controllo del Sole (di cui detiene il 67% delle azioni).
Ma perché un’organismo datoriale delle imprese dovrebbe avere un giornale? Le sue consorelle confindustriali in Francia o Germania o Gran Bretagna o Spagna, per non parlare degli Stati Uniti, non hanno giornali. Lo statuto del Sole 24 Ore afferma che deve sostenere i valori dell’economia di mercato, e in ciò sarebbero certamente d’accordo Handelsblatt, Les Échos, il Financial Times o il Wall Street Journal, così come, per definizione, è d’accordo Confindustria. Ma non c’è bisogno, per quest’ultima, di possedere un giornale per sostenere quei valori.
I motivi sono altri e poco confessabili. Ricordo che Aurelio Regina, un vice-presidente di Confindustria, si lamentò, in una riunione confindustriosa, che era stato escluso dalla copertura mediatica del Sole per aver sostenuto posizioni in contrasto con quelle ufficiali. Il Sole ha tanti meriti, ma porta il ‘peccato originale’ di essere usato per regolare lotte intestine e per fare lobbying per provvedimenti del Governo a favore delle imprese.
La crisi attuale potrebbe – non tutto il male viene per nuocere – rivelarsi fruttuosa se, allo scopo di trovare i soldi, la Confindustria si spogliasse nobilmente del controllo del Sole e lasciasse che il giornale, «come piante novelle rinnovellate di novella fronda» trovasse una nuova collocazione «per lo gran mar dell’essere». Chissà, forse i valori dell’economia di mercato potrebbero essere difesi anche da un giornale economico che non sia sotto il tallone confindustriale…

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